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(«il comunista»; N° 150; Settembre 2017)

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Agli indici degli articoli contenuti in ciascun numero pubblicato dal partito di ieri nella sua stampa (“il programma comunista”, dal 1952 al 1983 e “Prometeo”, dal 1946 al 1952), si sono aggiunti gli indici delle seguenti pubblicazioni:

- “Travail de groupe” (1956-1957),  brochure che ha anticipato l’uscita della rivista “Programme communiste” in Francia;

- “El comunista” (1974-1983), giornale in lingua spagnola;

- “Kommunistisches Programm” (1974-1981), rivista in lingua tedesca;

- “Communist Program” (1975-1981), rivista in lingua inglese; 

- “El Oumami” (1978-1982), periodico per l’Algeria;

- “El proletario” (1978-1982), periodico per l’America latina;

- “Proletarier” (1978-1982), giornale in lingua tedesca;

- “Proletário” (1981-1982), periodico in lingua portoghese per il Brasile.

Queste testate, a causa della crisi generale del partito scoppiata negli anni 1982-84, furono sospese; continuarono ad uscire soltanto i giornali in italiano e in francese, “il programma comunista” e “le prolétaire”, la rivista in greco “Kommunistikò programa” e un periodico in Venezuela intitolato “Espartaco”, di cui daremo conto in un prossimo futuro.

Le testate che il partito pubblicò in tutti quegli anni rappresentavano, com’era logico, non solo il lavoro delle sezioni di partito nelle diverse nazioni, ma, in generale, una continuità teorica, politica e organizzativa che la crisi dell’82-84 spezzò; il partito finì, quindi, per frammentarsi in tanti gruppi. Mentre molti ex-compagni si ritirarono a vita privata abbandonando l’impegno politico, altri vollero proseguire una certa attività politica, chi con pubblicazioni con testate completamente diverse e chi, per dare più peso al proprio gruppo, rivendicando un “passato” importante, ma, dopo aver lavorato contro il partito mentre militava al suo interno, per una sorta di rivalsa utilizzò il nome delle stesse testate di partito. Per un breve periodo dopo la crisi, alcuni fuoriusciti algerini continuarono a pubblicare un loro periodico politico sotto il vecchio titolo “El Oumami”, ma nulla avevamo da condividere con le loro posizioni nazionaliste ed attiviste. Negli anni successivi, il gruppo di compagni spagnoli che si staccò dal partito su posizioni volontariste ed attiviste, cercando anch'esso di carpire una sorta di eredità formale del lavoro svolto dal partito negli anni precedenti in Spagna, fece uscire un suo giornale intitolandolo “El comunista”, proponendolo come organo del “partito comunista internazionale”, aumentando in questo modo inevitabilmente la confusione presso coloro che già conoscevano il partito in precedenza e ingannando coloro che esprimevano un interesse verso le posizioni della Sinistra comunista d’Italia. Naturalmente anche con questo gruppo non avevamo e non abbiamo nulla da spartire.

Recentemente, il gruppo che si organizzò nel 1985 intorno al nuovo “programma comunista”, dopo averne carpito la proprietà commerciale, ha iniziato a pubblicare una sua rivista in lingua tedesca, riprendendo il vecchio titolo “Kommunistiches Programm”. I lettori che ci seguono sanno perfettamente che non abbiamo mai risparmiato a questi ex-compagni la nostra critica e che continueremo la nostra battaglia politica di partito anche contro la loro pretesa di essere considerati i “veri” eredi della Sinistra comunista d’Italia e del partito comunista internazionale per il solo fatto di “possedere” il nome della testata – “il programma comunista” – che ha rappresentato effettivamente il partito, dal 1952, per trent’anni.

Per un partito politico è senza dubbio rilevante il nome che si sceglie, non solo per il partito, ma anche per le testate che lo rappresentano nella sua attività e che diffondono le sue posizioni, la sua critica, le sue parole d’ordine, le sue indicazioni. Basti ricordare la differenza tra il Soviet di Napoli e l’Ordine Nuovo di Torino: la differenza tra i due gruppi sul piano teorico e politico generale, all’epoca, non impedì loro di unirsi, in quel dato momento, nella costituzione del Partito Comunista d’Italia, sebbene il gruppo del Soviet di fatto rappresentasse la vera direzione del nuovo Partito cui aderì il gruppo torinese; la differenza sostanziale tra i due gruppi venne fuori negli anni successivi quando le valutazioni tattiche errate, e poi le deviazioni politico-teoriche della Terza Internazionale, diedero, dal 1923 al 1926 il colpo mortale alla rivoluzione, in Russia come in Europa, aprendo le porte alla degenerazione stalinista.

Che il partito diventi effettivamente un organo unitario e compatto della lotta rivoluzionaria è il risultato a cui aspirano tutti i militanti comunisti; questo risultato non è automatico, spontaneo, matematico, ma deriva da una lotta politica non solo contro le classi nemiche del proletariato, non solo contro il regime borghese e la società borghese nel suo complesso, ma anche al proprio interno perché l’organo-partito non è avulso dalle contraddizioni che contraddistinguono questa società, e subisce i contraccolpi della pressione che la struttura economica, l’ideologia e la vita quotidiana nella società borghese esercitano costantemente su tutti i rapporti umani. Non si spiegherebbero altrimenti le crisi che, sempre, hanno colpito tutti i partiti proletari, tormentandone prima o poi la vita e lo sviluppo. Come affermava Amadeo Bordiga, non ci sono garanzie perché il partito non sbagli mai; l’unica “garanzia”, se così possiamo chiamarla, è data dalla teoria marxista, dalla sua assimilazione, dal suo maneggio nelle più diverse e contraddittorie situazioni; allontanandosi dalla teoria marxista, facendone un aspetto separato dal resto dell’attività del partito, indebolendola intaccando la sua monoliticità e la sua intransigenza, si spunta l’unica vera arma critica che la classe internazionale del proletariato ha per la sua rivoluzione storica.

La borghesia ha tutto l’interesse che i militanti comunisti che predicano la rivoluzione e tutto quel che la rivoluzione proletaria prevede, si comportino nel partito, nelle situazioni di crisi politica, come un qualsiasi borghese, piegandosi all’individualismo, alla difesa della proprietà privata, rivolgendosi alle leggi borghesi. E’ per questa ragione che Amadeo Bordiga aveva affermato che coloro che usano quei mezzi “non potranno più venire sul terreno rivoluzionario”. Noi non siamo mai scesi su quel terreno per impedire che gli ex compagni di partito usassero per i loro scopi le vecchie testate del partito che combattè, nel 1951-52, contro il gruppo di Damen, una battaglia politica, e non legale, che conducemmo anche noi nel 1982-84; né mai vi scenderemo.

Sarà la lotta politica di domani che dimostrerà che la "fede" da loro professata non è rivoluzionaria, ma, gratta gratta, opportunista e perciò controrivoluzionaria. La testata di un giornale può essere sempre la stessa o cambiare, per le vicende più diverse della lotta politica: ciò che è importante, e che va verificato, è la continuità teorica, ideologica, politica e organizzativa del partito di cui è la voce e che dal suo contenuto deve sempre emergere!

 

 

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