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Presentazione del «Programme communiste»

 

Dopo la scissione del 1952 e la separazione dal gruppo che sottrasse al partito, oltre il suo giornale “battaglia comunista”, anche la rivista “Prometeo”, la pubblicazione di una rivista teorica di partito continuava ad essere ritenuta come uno strumento necessario di formazione dei militanti del partito e dei suoi simpatizzanti stretti, ma anche come uno strumento di diffusione della teoria marxista, in previsione anche di un periodo in cui la rete del partito si poteva ampliare in modo più stabile al di fuori dei confini italiani, in particolare in Francia e in Belgio dove si erano stabiliti diversi compagni italiani della vecchia guardia, esiliatisi durante il fascismo, ma rimasti strettamente legati alle esperienze delle battaglie di classe della Sinistra comunista fin dalla fondazione del Partito comunista d’Italia nel 1921, e partecipanti alle attività di lotta politica durante il fascismo nell’emigrazione e nelle file della Frazione del PCd’I all’estero.

Per quanto riguarda il lavoro di partito svolto per la maggior parte in Italia, “il programma comunista” era l’unico organo di stampa del partito – dopo la scissione – nel quale si riversavano necessariamente tutti gli argomenti, nella forma di articoli o di trattazioni svolte nelle riunioni generali, affrontati dall’attività complessiva del partito; attività che era di studio, di intervento, di organizzazione, sul piano teorico e politico generale come sul piano immediato e contingente. La vita di partito continuava a svolgersi nelle riunioni delle sezioni locali e nelle riunioni generali, nella propaganda e negli interventi e nell’attività di fabbrica e a carattere sindacale dove le sezioni contavano anche militanti operai. Basta scorrere i sommari del “programma comunista” degli anni che vanno dal 1952 in avanti per trovare la continuazione dei “fili del tempo” – iniziati dal 1949 nella testata “battaglia comunista” – e i resoconti delle riunioni generali dedicati al bilancio della controrivluzione in Russia e nel mondo, al corso del capitalismo mondiale, alla trattazione dei diversi aspetti dell’economia marxista, alla questione coloniale e, naturalmente alla questione centrale, il partito di classe, in perfetta continuità teorica e politica con quanto svolto in molti temi fondamentali pubblicati in “Prometeo” dal 1946 alla scissione del 1952. All’epoca non ci fu alcuna fretta di uscire subito con una rivista teorica simile alla precedente; nel maggio 1953 apparve una pubblicazione dal titolo “Sul filo del tempo” – che riprendeva il titolo della serie di articoli dedicati alla critica dell’opportunismo nelle sue diverse sfaccettature e che mettevano a confronto le posizioni sostenute dalla prima e dalla seconda ondata storica dell’opportunismo (quella contrassegnata da Bernstein e da Kautsky, per dare un riferimento ai maggiori teorici dell’una e dell’altra ondata) con quelle sostenute dallo stalinismo – che avrebbe potuto essere la rivista di partito che affiancava il giornale. Uscì però soltanto quel numero: il partito, in quel periodo, non potendo sostenere l’onere finanziario necessario per aggiungere al giornale e alle pubblicazioni degli studi ritenuti assolutamente fondamentali (come ad esempio il Dialogato con Stalin, il Dialogato coi Morti ecc.) anche una rivista che uscisse regolarmente, rimandò la decisione a quando lo sviluppo stesso del partito avrebbe reso necessario che si dotasse anche di questo strumento e che consentisse, per l’appunto, di sostenerne i costi.

Come anticipato a proposito della rivista “Travail de groupe” (uscirono 5 numeri di questo Bollettino interno dal 1956 al 1957), un piccolo gruppo di giovani rivoluzionari, avvicinatisi alle posizioni della Sinistra comunista d’Italia grazie ai contatti con i vecchi compagni italiani emigrati in Francia e in Belgio, iniziò un lavoro di approfondimento e di assimilazione teorica e politica del marxismo sotto la lente fornita dal bilancio della controrivoluzione staliniana prodotto dal nostro partito a partire dalla fine della seconda guerra imperialistica, e proseguito durante e dopo la crisi che provocò, nel 1952, la scissione del movimento in due tronconi. Il partito – partito comunista internazionalista – rivendicava totalmente la continuità programmatica, politica e tattica del Partito comunista d’Italia dalla sua fondazione alle Tesi della sinistra presentate al congresso di Lione del 1926, ma in conseguenza dello sfacelo prodotto nel movimento comunista internazionale dalla vittoria dello stalinismo e della teoria del “socialismo in un solo paese”, il lavoro di ripresa salda e intransigente delle linee teoriche e politiche del marxismo doveva necessariamente attraversare un periodo di decantazione e di selezione. L’enorme peso che l’influenza delle diverse correnti opportuniste e revisioniste aveva sul proletariato, ingigantito da una rinnovata fiducia nei principi e nei metodi della democrazia borghese, non aveva soltanto attirato il proletariato sul fronte antifascista democratico, ma aveva confuso e disorientato anche rivoluzionari di provata fede marxista come, uno per tutti, Trotsky, pur nella sua tenace resistenza allo stalinismo.

Inevitabilmente, confusione e disorientamento lavoravano anche nelle file dei comunisti rivoluzionari che provenivano dalle esperienze classiste della sinistra comunista d’Italia e che avevano difeso la linea che da Marx va a Lenin, alla fondazione dell’Internazionale Comunista e del Partito comunista d’Italia e che avevano tenuto alto l’onore della Sinistra comunista “italiana” durante tutto il periodo che seguì alla vittoria dello stalinismo che condusse alla decimazione della vecchia guardia bolscevica rivoluzionaria e alla partecipazione della Russia alla guerra imperialista e alla successiva spartizione imperialista del mondo in zone di influenza. Confusione e disorientamento che indebolirono e, alla fine, fecero cadere nell’espedientismo opportunista e nel politicantismo personale una parte di militanti del partito comunista internazionalista che seguirono la via antirivoluzionaria intrapresa dal gruppo che da quel momento in poi (1952) si identificherà con il giornale “battaglia comunista”.

Il partito, come scritto nel “Distingue il nostro partito” – una manchette che, insieme, alla nuova testata “il programma comunista - organo del partito comunista internazionalista”, costituirà da allora l’identità politica del partito – continuò la sua “dura opera di restauro della dottrina marxista e dell’organo rivoluzionario, a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco”.

E’ a questo lavoro, insieme di restaurazione dottrinale del marxismo e di rioganizzazione formale del partito di classe, che un gruppo di comunisti rivoluzionari in Francia prese contatto con noi e iniziò, traducendo in francese i rapporti delle Riunioni generali tenuti dal partito in Italia, a studiare ed assimilare le posizioni del partito, risalendo attraverso di esse al marxismo autentico.

Dopo un primo periodo di intenso lavoro in questo senso, il gruppo di compagni francesi che aveva dato vita al bollettino interno “Travail de groupe”, decise, d’accordo con il centro italiano, di renderlo pubblico uscendo con una rivista che riprendeva esattamente la stessa testata italiana, intitolandola “Programme communiste” e riportando, in copertina, il testo “Ce qui nous distingue”, traduzione esatta della manchette pubblicata regolarmente nel giornale in italiano. La rivista “Programme communiste” per i primi 24 numeri, dall’ottobre 1957 al settembre 1963, non si è presenta ancora come rivista teorica del partito, anche se pubblicava regolarmente lavori svolti, “a carattere di partito”, dai compagni francesi, completandoli con articoli (compresi alcuni “Fili del tempo”) tradotti dal giornale italiano. La formazione di sezioni di partito a tutti gli effetti, in Francia, richiese una lunga gestazione, ma nell’ottobre 1963 i gruppi di compagni di Marsiglia e di Parigi diventarono effettive sezioni di partito che rispondevano ad un unico centro politico allo stesso modo delle sezioni italiane. Col n. 25, ottobre-dicembre 1963, la rivista “Programme communiste” diventa la “Rivista teorica del Partito comunista internazionalista (programma comunista)”, e dal quel momento, salvo la forzata sospensione della sua pubblicazione a causa della crisi esplosiva che il partito ha subito nel 1982-84, ha continuato ad essere, ed è, la rivista teorica del partito.     

 

Vedi anche il testo della presentazione della rivista teorica del partito, pubblicata nel suo primo numero uscito nel 1957 (ottobre-dicembre).

 


 

Parti communiste international

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