Note sulla guerra russo-ucraina

(«il comunista»; N° 175 ; Dicembre 2022)

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Reazioni contro la mobilitazione in Russia  

 

Finora le autorità russe avevano evitato di decretare una mobilitazione perché ritenevano di non averne bisogno, considerando sufficienti le decine di migliaia di soldati (probabilmente 200.000) combattenti in Ucraina; questo, inoltre, permetteva di tenere in piedi la finzione che questa non fosse una guerra, ma una “operazione speciale” limitata. Non toccando le grandi masse della popolazione russa, questa guerra aveva quindi conseguenze limitate per la stabilità politica del Paese. Le sanzioni occidentali venivano persino usate come prova che la Russia era sotto attacco da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Ma le battute d’arresto e le perdite subite in combattimento, alla fine, hanno costretto il governo russo a decretare a fine settembre una “mobilitazione parziale” di diverse centinaia di migliaia di riservisti (la cifra esatta non è stata specificata). Le reazioni sono state immediate: manifestazioni di opposizione alla mobilitazione si sono svolte in più di trenta città, portando a oltre mille arresti. Queste reazioni sono state talvolta violente (incendio di centri di reclutamento ecc.). Il 15/10, in un campo militare nella città di Belgorod, non lontano dal confine ucraino, 2 uomini mobilitati di origine tagika hanno ucciso più di una dozzina di soldati prima di essere uccisi a loro volta; la mobilitazione sembra essere più importante nelle regioni periferiche, il che suscita un forte malcontento. In questo stesso campo, ad agosto, un centinaio di soldati si sono rifiutati di essere mandati in combattimento, denunciando in un video le loro condizioni insopportabili (1).

Inoltre, decine di migliaia di persone hanno lasciato il Paese per evitare di essere reclutate, scontrandosi sempre più spesso con il rifiuto... di molti paesi europei di lasciarli passare. Le condizioni per l’ingresso nell’Unione Europea sono state inasprite per i russi a fine settembre. Il commissario europeo per gli Affari esteri ha così dichiarato: “se un cittadino russo intende rimanere nell’Ue per più di 90 giorni, non dovrebbe ricevere il visto”. Il ministro degli Esteri della Repubblica ceca ha affermato da parte sua: “Chi fugge dal proprio Paese perché non vuole adempiere un dovere imposto dal proprio Stato non soddisfa i criteri per ricevere gli aiuti umanitari”(2).

Il governo ucraino sta spingendo gli stati europei a rifiutarsi di accogliere i russi in fuga dalla mobilitazione. L’ambasciatore ucraino in Svizzera, ad esempio, ha chiesto a questo Paese di non accogliere i disertori russi perché sono “un pericolo”(3).

Anche lo stesso governo di Kiev si trova di fronte a diversi tentativi di uomini che vorrebbero lasciare il paese (cosa che la legge marziale vieta agli uomini dai 18 ai 60 anni) per non essere mandati al fronte: in agosto le guardie di frontiera ucraine avevano arrestato, dall’inizio della guerra, più di 6000 uomini che avevano cercato di andare all’estero (4)...

Gli stati borghesi possono essere in conflitto o in guerra, ma sono solidali contro coloro che si rifiutano di diventare carne da cannone.

La risposta dei proletari deve essere la solidarietà di classe contro tutti gli Stati borghesi in conflitto!

 

 

Commandos in Ucraina

 

Secondo il New York Times (28/6/22), gli “alleati”, oltre ad addestrare i soldati ucraini in basi militari “in Germania, Francia e Gran Bretagna”, hanno inviato segretamente nel Paese “istruttori” militari. Agenti della CIA hanno sede “principalmente” nella capitale Kiev per dirigere la “grande quantità di informazioni” fornita alle truppe ucraine; ma allo stesso tempo “qualche dozzina di commandos di altri paesi della NATO, in particolare di Gran Bretagna, Canada, Francia e Lituania stanno lavorando [sic!] in Ucraina”. E ci sono anche degli italiani.

Il quotidiano americano scrive di non sapere cosa stiano realmente facendo questi commandos e gli agenti della CIA, ma secondo la Russia i soldati britannici hanno partecipato all’organizzazione dell’attacco dei droni a fine ottobre al porto di Sebastopoli in Crimea. La storia, compresa la storia recente (Siria, Libia), ha dimostrato che tali commandos partecipano in un modo o nell’altro ai combattimenti. Ciò non ha impedito agli occidentali di denunciare la presenza di soldati iraniani in Crimea per aiutare le truppe russe a utilizzare i droni acquistati a Teheran.

I proletari devono denunciare, prima di avere la forza di opporsi, la partecipazione alla guerra imperialista in corso, riservando la loro solidarietà ai proletari delle due parti del fronte.

 

 

Partito Comunista Internazionale

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