Le grandi manifestazioni-processione mai fermeranno gli attacchi antiproletari
(«il comunista»; N° 189 ; Novembre 2025 - Gennaio 2026)
Le proteste «No Kings» del 18 ottobre hanno rappresentato forse la più grande giornata di protesta nella storia degli Stati Uniti: 2.700 raduni in tutto il paese con 5-7 milioni di partecipanti, nonostante le affermazioni della stampa e dei funzionari pro-Trump che cercavano di spaventare i potenziali partecipanti etichettando gli organizzatori come «terroristi», prevedendo disordini e annunciando la mobilitazione dell’FBI per contrastare il «caos». Questa giornata ha fatto seguito a manifestazioni simili, come le massicce proteste «No Kings» di giugno e altre precedenti.
La portata di queste proteste è un segno dell’ostilità di un’ampia fetta della popolazione americana verso le politiche reazionarie dell’amministrazione Trump: tagli alla spesa sociale, licenziamenti di migliaia di dipendenti pubblici, attacchi diffusi contro gli immigrati irregolari ecc. Lo «shutdown» («serrata») del governo ha comportato la sospensione di decine di migliaia di dipendenti pubblici, la sospensione dei buoni pasto che nutrono oltre 40 milioni di lavoratori e le loro famiglie, e così via. Questa politica antiproletaria è accompagnata da un autoritarismo sfrenato, esemplificato dalle pratiche dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE): agenti dell’ICE, mascherati e pesantemente armati, effettuano incursioni nei quartieri dove vivono i lavoratori immigrati, arrestano e rapiscono coloro che non hanno i documenti in regola.
LA LOTTA CONTRO I LAVORATORI IRREGOLARI
La missione ufficiale dell’ICE è quella di proteggere il paese da terroristi e reti criminali transnazionali, ma si è estesa alla lotta contro gli stranieri accusati di reati più o meno gravi. L’amministrazione Trump ha fatto dell’ICE lo strumento della lotta all’immigrazione «clandestina», che è una delle sue priorità dichiarate; il suo budget è stato triplicato, in particolare per reclutare altri 10.000 agenti entro il 2029 (aumentando così il personale a 30.000 unità a fronte delle 38.000 dell’FBI), costruire nuovi centri di detenzione per gli stranieri in attesa di espulsione ecc. – e, naturalmente, i finanziamenti all’ICE non sono stati interrotti durante lo «shutdown»...
Il vero obiettivo di questa campagna non è di espellere i circa 12 milioni di lavoratori senza documenti – che sono essenziali per il funzionamento del capitalismo americano – ma di terrorizzarli, e con loro i lavoratori stranieri in generale, per sottometterli ulteriormente alle esigenze padronali. Si tratta anche di ampliare il divario tra i lavoratori stranieri senza documenti e i lavoratori americani, i cui posti di lavoro sono presumibilmente «protetti» dalle politiche governative contro la concorrenza di questi lavoratori. Ma lo Stato borghese protegge solo i profitti dei capitalisti! I lavoratori senza documenti sono i più vulnerabili; gli altri proletari non devono lasciare questa frazione del proletariato in balia dei padroni e del loro Stato, perché ciò equivale a rafforzare il nemico di classe. La solidarietà con gli immigrati clandestini non è un imperativo umanitario o democratico; è un’esigenza immediata della lotta contro il capitalismo, che richiede la più ampia unità possibile del proletariato.
CAMPAGNA CONTRO «IL NEMICO INTERNO»
Oltre agli spettacolari abusi dell’ICE – vera e propria polizia dell’immigrazione contro i lavoratori clandestini –, l’amministrazione Trump ha mobilitato la Guardia Nazionale con il pretesto di mantenere l’ordine, sia in risposta alle proteste contro l’ICE (come a Los Angeles) sia per combattere la criminalità (Chicago, Portland, Washington). Sebbene questa mobilitazione sia finora servita principalmente come strumento politico per dimostrare l’incapacità dei governatori democratici (in teoria, solo i governatori sono autorizzati a implementare la Guardia Nazionale), è comunque indicativa del crescente clima repressivo negli Stati Uniti.
Così, l’assassinio di Charlie Kirk, l’11 settembre, un «influencer» ultra-reazionario che ha avuto un ruolo importante nella mobilitazione dei giovani a sostegno di Trump, è stato immediatamente attribuito da Trump alla «sinistra radicale». È stata lanciata una vasta campagna contro il «nemico interno»: dagli appelli alla denuncia di coloro che avevano denigrato Kirk, alla designazione ufficiale il 17 settembre del movimento «Antifa» (antifascista) come «organizzazione terroristica» – sebbene una tale organizzazione non esista – a una direttiva ufficiale per le forze di polizia e di giustizia che classifica come terroristi coloro che professano l’anticapitalismo, l’ostilità verso le posizioni tradizionali americane su famiglia, religione e morale (!) ecc. (1), dalla creazione di una «forza di reazione rapida» di oltre 20.000 soldati per il mantenimento dell’ordine, all’istituzione, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, di una «settimana anticomunista»!
Le già elevate tensioni sociali inevitabilmente si intensificheranno ancor più nel paese, nella misura in cui le difficoltà economiche porteranno i capitalisti ad aumentare i loro attacchi contro il proletariato; l’amministrazione Trump, in realtà, non fa che accompagnare questa situazione con una repressione più pesante e una diffusa offensiva reazionaria, anche infrangendo alcune formalità e pratiche tradizionali del sistema politico americano.
Tuttavia, la repressione da sola non può mantenere la pace sociale, come dimostrano le esplosioni di rabbia proletaria che scuotono regolarmente gli Stati Uniti. Esiste una moltitudine di associazioni, organizzazioni e istituzioni «cittadine», «comunitarie», religiose e di altro tipo, la cui funzione è quella di soffocare questi fermenti di lotta deviandoli verso vicoli ciechi e obiettivi innocui, persino del tutto borghesi. È il caso di queste imponenti manifestazioni che gli organizzatori indirizzano varso la difesa della Democrazia e della Costituzione. Ma la democrazia e la Costituzione sono solo una forma di dominio borghese: è quest’ultimo il nemico che deve essere combattuto, qualunque forma assuma.
Non può essere combattuto con cortei pacifici e festosi, per quanto numerosi possano essere, né con l’elezione di politici democratici, per quanto «di sinistra» possano dichiararsi.
La vittoria del «socialdemocratico» Zohran Mamdani alle elezioni municipali di New York testimonia indubbiamente il discredito dei leader corrotti del Partito Democratico (come il democratico Cuomo, che si è candidato da indipendente, ma sostenuto da Trump!), ma testimonia anche le illusioni della massa dei proletari (2) sulla possibilità di ottenere reali miglioramenti della loro situazione attraverso la via elettorale. Persino le timide riforme promesse non saranno facilmente attuate da Mamdani, che, il giorno dopo la sua elezione, non ha esitato a prendere contatto con l’élite finanziaria newyorkese e con lo stesso Trump per rassicurarli sul suo presunto «socialismo».
Per rispondere a questi attacchi, il proletariato americano deve assolutamente liberarsi dall’influenza di tutte le forze politiche, sindacali e di altro tipo che lo legano al capitalismo, che soffocano i suoi moti di rivolta, e tornare sulla via della lotta e dell’organizzazione di classe: questa è la conditio sine qua non per affrontare la borghesia più potente e brutale del mondo.
(1) https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/09/countering-domestic-terrorism-and-organized-political-violence/
(2) Mamdani ottenne i suoi migliori risultati elettorali nei quartieri operai di New York.
Partito Comunista Internazionale
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