Quadrante

(«il comunista»; N° 191 ; Giugno 2026)

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Leonardo partecipa alla guerra in Ucraina

 

Nella presentazione del Piano industriale 2026-2030, dopo i dati positivi del 2025 l’a.d. di Leonardo, Roberto Cingolani, annuncia l’imminente sbarco in Ucraina del sistema di difesa aerea Michelangelo. Non c’è come infilarsi in una guerra attiva per sperimentare il sistema di difesa italiano chiamato «Michelangelo» e per poterlo poi proporre ad esempio ai paesi del Golfo, visto che anche lì c’è una bella guerra in corso. Il Gruppo Leonardo è leader mondiale nei settori difesa, aerospazio e sicurezza. Le notizie che stiamo riprendendo dal sito www.wired.it/article/leonardo-scudo-difesa-michelangelo-ucraina segnalano che nel 2026 il Gruppo Leonardo ha ordini per 245 mld di euro e ricavi per 21 mld di euro. L’obiettivo del colosso degli armamenti è quello di raggiungere ricavi per 30 mld entro il 2030. Nel frattempo, per rafforzare la propria struttura produttiva, il Gruppo acquisisce la Iveco Defence Vehicles per 1,7 mld di euro.

Lo «scudo» Michelangelo dovrebbe proteggere una fascia di cielo e terra tra i 10 e i 15 km e profonda 25. Quest’area si chiama «zona morta», oltre la quale, secondo Cingolani, «non passa neanche una mosca» grazie a un sistema di satelliti che registrano le informazioni relative all’attacco e le trasmette ai vari radar situati a terra o in mare e che hanno capacità di copertura fino a 1.000 km. In prospettiva, il Gruppo Leonardo intende proporre ai paesi europei questo sistema di difesa per aumentare il suo business che ha già calcolato in 21 mld di euro entro il 2035, suddivisi in 6 mld nei prossimi 5 anni, e 15 nel quinquennio successivo.

Dunque: W la guerra!!!, gli affari sono assicurati! ma intanto mandano davanti ai microfoni dei media il presidente Mattarella a parlare di «pace», di «coesione nazionale», di «comunità internazionale», di «lotta alle diseguaglianze»...

 

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Droni e robot ucraini al fronte in guerra con la Russia

 

Che la guerra tra Ucraina e Russia sia anche un laboratorio tecnologico è cosa risaputa fin dall’inizio. Ma per la prima volta, l’Ucraina, sotto i bombardamenti della guerra, dopo aver costruito e sperimentato in molte situazioni i propri droni – che costano molto meno dei missili e si fabbricano in molto meno tempo – ha allargato la sua produzione anche ai robot per impiegarli al posto dei soldati in carne e ossa. Il 13 aprile scorso – secondo www.wire.it/article/robot-ucraini-fronte-vincono-prima-battaglia-conflitto-contro-russia/ del 4.5.2026 – Zelensky, mentre all’evento chiamato Arms Makers Day si celebrava l’industria nazionale della difesa, dichiarava che «una posizione nemica è stata conquistata esclusivamente da piattaforme senza equipaggio, sistemi terrestri e droni» e, inorgoglito come un toro in calore, annunciava al mondo: «il futuro è già in prima linea, e l’Ucraina lo sta costruendo». Appunto, un futuro di guerra nel quale aggiungere, oltre ai morti di militari e civili, le performances dei robot e dei droni, illudendo il popolo elettore che la futura guerra sarà come quella che scorre negli schermi di un pc o di un tablet, una guerra nella quale l’intervento umano sarà del tutto esterno. Si sa che anche i generali e i guerrafondai hanno un cuore e che, di fronte alla scarsità di soldati dell’esercito ucraino dopo 4 anni di guerra – dunque dopo il massacro di centinaia di migliaia di soldati e di civili – hanno il coraggio di annunciare al mondo che la guerra continua (naturalmente... fino alla vittoria) ma con un’accortezza in più: «è meglio gettare metallo che persone sul campo» ha detto il comandante dell’unità NC13 specializzata in sistemi d’attacco robotici terrestri, Zinkevych, aggiungendo che «la vita umana è preziosa e i robot non sanguinano». I robot non sostituiranno i soldati in carne e ossa – che continueranno a morire «per la patria» – ma verranno utilizzati soltanto in determinate situazioni critiche in cui non è possibile inviare soldati, o in cui i soldati inviati sono stati tutti decimati, perdendo la loro «preziosa vita umana»!

 

 

Partito Comunista Internazionale

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