Global Sumud Flotilla
(«il comunista»; N° 191 ; Giugno 2026)
La Global Sumud Flotilla, un’associazione umanitaria che ha inteso e intende tenere alti i riflettori sul genocidio di Gaza, dopo l’iniziativa del settembre scorso che, come si sa, è stata bloccata dalla marina militare israeliana in acque internazionali mentre la Flotilla si stava avvicinando alle acque di Gaza (che Israele si è militarmente annesse proprio per impedire che a Gaza arrivino aiuti dal mare), ha tentato quest’anno un’altra iniziativa dello stesso tipo, coinvolgendo molte più associazioni di molti più paesi.
Questa volta i marines israeliani sono intervenuti, sempre in acque internazionali, fregandosene altissimamente dei diritti riconosciuti formalmente da tutti gli Stati del mondo e che regolano la navigazione in queste acque, molto prima della volta precedente: hanno sparato, hanno assaltato le imbarcazioni alla maniera dei pirati, hanno sequestrato tutti i componenti degli equipaggi della Flotilla, legando loro mani e piedi, spogliandoli di tutto e infilandoli nei container appositamente preparati su navi che dovevano portarli in Israele, per traferirli poi in carcere nel deserto del Negev. Pestati, obbligati a inginocchiarsi con la testa rivolta al pavimento, continuamente bagnati con pompe d’acqua, obbligati ad ammucchiarsi gli uni sugli altri su pavimenti lerci senza alcun intervento medico, questi attivisti hanno subito violenze di ogni tipo fino alla tortura e agli stupri. La democrazia più osannata del Medio Oriente, che non si è fatta alcun problema nel massacrare per decenni la popolazione palestinese e che negli ultimi anni ha raso al suolo quasi interamente la Striscia di Gaza e si sta annettendo con la forza e con gli assassinii pezzi sempre più ampi della Cisgiordania, invoca da sempre il «diritto di esistere» e giustifica ogni brutalità, ogni assassinio, ogni massacro, ogni annessione di territori altrui secondo la legge della lotta contro «il terrorismo», contro tutti coloro, Stati o miliziani che siano, che, anche solo ipoteticamente, potrebbero mettere in pericolo lo Stato di Israele. Ma nella società capitalistica il «diritto di esistere» per la classe dominante borghese e per il suo Stato equivale a impedire ad altri popoli, ad altre classi borghesi, ma anche ad altri Stati, di esistere se non in condizioni di sudditanza, in condizioni di vassallaggio o semplicemente perché protetti da altre potenze più forti. Quanto ai popoli più deboli, l’oppressione esercitata su di loro risponde a due interessi fondamentali per ogni classe borghese più forte: impossessarsi delle loro terre, delle loro miniere, delle loro acque, delle loro foreste, delle loro coltivazioni per sfruttarle a proprio esclusivo vantaggio e avere a disposizione masse di lavoratori salariati da sfruttare a proprio piacimento. Israele non fa che seguire questa legge non scritta ma praticata da tutte le borghesie, con in più un compattamento nazionale creato da un fondamentalismo religioso dominante e dallo spirito di vendetta che alberga in un popolo che proviene da secoli di oppressione di persecuzione per finire nei campi di sterminio nazisti, insieme a oppositori politici, omosessuali, rom, semplicemente perché «ebrei». Ma un popolo non troverà mai un riscatto storico facendo passare ad altri popoli le stesse sofferenze e la stessa oppressione che ha per lungo tempo subita, magari moltiplicate al cubo, e basandosi sulle stesse leggi capitalistiche che hanno fatto di quell’oppressione una norma di sopravvivenza. Il riscatto sta nella lotta di classe, come hanno insegnato nella storia passata molti proletari e molti comunisti rivoluzionari di origine ebraica; sta nella preparazione di una rivoluzione che soltanto la classe proletaria a livello internazionale potrà realizzare con l’obiettivo di distruggere le leggi economiche, sociali e politiche che fanno da base al razzismo, al nazionalismo, all’oppressione che, con l’imperialismo, si sono aggravate senza limiti.
Contro questa realtà, gli organizzatori e gli attivisti della Global Sumud Flotilla inseguono una grande illusione: quella di scuotere le coscienze dei cittadini delle grandi nazioni, in Europa, in America, in Asia, perché premano sui rispettivi governi affinché obblighino Israele non solo a porre fine alla guerra contro i palestinesi, ma a riconoscere il loro «diritto a esistere» non solo come popolazione ma anche come Stato indipendente, riconsegnando loro le terre rubate e accettando che in queste terre ritornino i palestinesi costretti a emigrare. Israele è il gendarme dell’imperialismo collocato in una regione tra le più strategiche del mondo, e non gode soltanto della protezione diretta degli Stati Uniti; gode anche dei rapporti economici e politici privilegiati con le maggiori potenze del mondo.
Gli attivisti della Flotilla sapevano e sanno perfettamente che con le loro iniziative rischiavano molto, e che Israele avrebbe messo in campo ogni tipo di azione per contrastarle e per impedire che iniziative del genere si ripetano. Contro l’obiettivo dalla Global Sumud Flotilla di tenere alta l’attenzione su Gaza, raggiunto sia lo scorso anno, sia quest’anno, Israele ha interesse a dimostrare, non solo a questi volontari dell’umanitarismo laico, che non arriveranno mai a Gaza, ma che ogni iniziativa di questo tipo andrà incontro a una repressione sempre più dura. Israele è nato con una guerra contro i palestinesi, si è stabilizzato e si è espanso facendo la guerra ai palestinesi e a tutti coloro che li sostenevano e li sostengono, e non ci sarà mai nessun governo, nemmeno quello più «di sinistra», che potrà cambiare la rotta che il sionismo ha impresso a Israele. Una sola forza avrà la capacità di mettere la borghesia israeliana alle strette, contrastandola sul terreno non dello scontro tra Stati ma dello scontro tra classi: il terreno della lotta di classe e rivoluzionaria, il terreno in cui le classi proletarie della Palestina, del Medio Oriente e dei paesi imperialisti che hanno interesse a mantenere un’oppressione sempre più dura su quelle popolazioni, risolleveranno la testa e riprenderanno a combattere solo ed esclusivamente per i propri interessi di classe, opposti a quelli di tutte le borghesie del mondo.
Allora si capisce come mai la presidentessa del Consiglio italiano Giorgia Meloni, già di fronte al primo assalto delle imbarcazioni militari israeliane del settembre 2025 contro la Global Sumud Flotilla, in una conferenza stampa all’ONU, dopo aver condannato formalmente la serie di attacchi in acque internazionali alla spedizione degli attivisti tra cui diversi italiani, si espresse in questo modo sul loro obiettivo: «gratuito, pericoloso e irresponsabile», considerando queste loro azioni «fatte apposta per mettere in difficoltà il governo italiano». Ebbene, questo pensiero è condiviso praticamente da tutti i governi borghesi, visto che hanno rapporti molto stretti, di carattere economico e politico (settore degli armamenti soprattutto), tanto che nessuno di loro ha mai rotto seriamente con Israele (salvo l’embargo della Spagna sulle armi israeliane, che può essere tolto in qualsiasi momento vista la sua dipendenza da Israele per molti componenti di armamenti già in casa).
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