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Nella serie : "Altri opuscoli di partito (1952-1983)":

Nota di rettifica all’articolo “Partito di classe e Sindacati operai” nell'opuscolo  "Chi siamo e che cosa vogliamo (1969)

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Rettifica a “Partito di classe e Sindacati operai”

(Appendice a “Chi siamo e cosa vogliamo”, 1969)

 

 

In questo breve testo dedicato all’azione del partito di classe nei confronti dei sindacati operai, vi è un passaggio che richiama la posizione sbagliata che il partito aveva preso rispetto alla valutazione dei maggiori sindacati italiani dell’epoca, la CGIL, la CISL e la UIL. Posizione sbagliata che si rintraccia in tutti gli articoli che contenevano questa valutazione, apparsi sia ne “il programma comunista” che nel foglio sindacale del partito “spartaco” e poi “Il sindacato rosso (spartaco)” degli anni 1968-1971. Per una disamina più approfondita si leggano le Introduzioni ai fogli sindacali di quegli anni nel sito del partito www.pcint.org, alla voce Archivio, Supplementi sindacali a “il programma comunista”. Qui ci limitiamo a evidenziare alcuni passaggi di questo testo che dimostrano chiaramente l’imbocco alla deviazione dalle posizioni definite fin dal 1949-51 dal partito.

Dopo aver ribadito che il rapporto tra partito di classe e sindacato operaio va inteso, secondo la classica ed efficace definizione di Lenin secondo cui il sindacato classista deve diventare “la cinghia di trasmissione del partito comunista rivoluzionario”, appunto come l’azione che il partito svolge verso le organizzazioni di difesa immediata del proletariato per influenzarle e dirigerle; dopo aver ribadito che il partito non crea un sindacato come propria dipendenza, ma lavora all’interno dei sindacati operai – ben sapendo che storicamente sono diretti da opportunisti e collaborazionisti – propagandando le rivendicazioni, i metodi e i mezzi della lotta di classe, con l’obiettivo di prenderne la testa, distinguendosi da ogni altro gruppo o partito sedicente “socialista”, “comunista” o “operaio”; dopo aver ribadito che il partito rigetta la parola d’ordine dell’indipendenza dei sindacati dai partiti – che nella realtà corrisponde a precludere i sindacati operai al partito di classe rivoluzionario – si passa ad equiparare i sindacati CISL e UIL come sindacati fascisti, e a lottare contro la riunificazione sindacale tra CGIL, CISL e UIL come se questa riunificazione equivalesse a trasformare anche la CGIL in sindacato fascista, sottoponendola alla direzione dei vertici della CISL e della UIL (definite “emanazioni dirette del partito democristiano e del partito socialdemocratico”).

Ci si dimenticò che la CGIL, prima della scissione del 1949 da cui nacquero la CISL e la UIL, era in realtà un’organizzazione nata dall’accordo del PSI e del PCI con i cattolici, i socialdemocratici ei repubblicani che avevano partecipato alla lotta partigiana sul fronte “antifascista” in alleanza stretta con gli imperialismi anglo-franco-americani. Era un’organizzazione nata direttamente come sindacato tricolore sotto il controllo degli imperialisti che stavano vincendo la guerra, e che la scissione del 1949 non era che un ulteriore strumento di divisione della classe operaia alla quale veniva offerta l’idea che il sindacato tricolore “antifascista” era democratico, mentre il sindacato fascista imposto da Mussolini era obbligatorio e totalitario, organizzato direttamente dallo Stato borghese. Ci si dimenticò – come chiaramente scritto nel “filo del tempo” del 1949 Le scissioni sindacali in Italia – che “I sindacati fascisti comparvero come una delle tante etichette sindacali, tricolore contro quelle rosse, gialle e bianche, ma il mondo capitalistico era oramai mondo del monopolio, e si svolsero nel sindacato di Stato, nel sindacato forzato, che inquadra i lavoratori nell’impalcatura del regime dominante e distrugge in fatto e in diritto ogni altra organizzazione. Questo gran fatto nuovo dell’epoca contemporanea non era reversibile, esso è la chiave dello svolgimento sindacale in tutti i grandi paesi capitalistici. Le parlamentari Inghilterra e America sono monosindacali e i sindacati nelle loro gerarchie servono i governi quanto in Russia”. Poco oltre, mettendo a fuoco la situazione creatasi in Italia, si legge: “Le successive scissioni della Confederazione Italiana Generale del Lavoro col distaccarsi dei democristiani e poi dei repubblicani e socialisti di destra, anche in quanto conducono oggi al formarsi di diverse confederazioni, e anche se la costituzione ammette la libertà di organizzazione sindacale, non interromperanno il procedere sociale dell’asservimento del sindacato allo Stato borghese, e non sono che una fase della lotta capitalista per togliere ai movimenti rivoluzionari di classe futuri la solida base di un inquadramento sindacale operaio veramente autonomo. Gli effetti, in un paese vinto e privo di autonomia statale posseduta dalla locale borghesia, delle influenze dei grandi complessi statali esteri che si punzecchiano su queste terre di nessuno, non possono mascherare il fatto che anche la Confederazione che rimane coi socialcomunisti di Nenni e Togliatti non si basa su di una autonomia di classe. Non è una organizzazione rossa, è anche essa una organizzazione tricolore cucita sul modello Mussolini”.

Quindi, 1), CISL e UIL erano e sono certamente sindacati tricolore e la loro costituzione fa parte della lotta capitalista contro il proletariato affinché non si organizzi autonomamente dallo Stato borghese; 2), la CGIL era ed è egualmente un sindacato tricolore – perciò non rosso, non di classe – sia prima della scissione del 1949, sia dopo la scissione. Il fatto che siano tricolori – come il sindacato fascista di mussoliniana memoria – significa che fanno parte anch’essi di quel procedere irreversibile dello svolgimento sindacale che l’epoca imperialistica lo dirige verso l’impalcatura del regime dominante, ieri fascista poi democratico-costituzionale. La libertà di organizzazione sindacale, in questo quadro, non è che la faccia ingannevole che presenta la democrazia parlamentare in campo politico.; 3), non era la riunificazione tra CGIL e CISL /UIL che avrebbe trasformato CGIL in sindacato “fascista”, perché, come quello mussoliniano, è nata tricolore come gli altri due scissionisti, facendo parte, dal 1944 in poi, della stessa lotta della borghesia contro il proletariato per impedirgli di lottare sul terreno classista in difesa dei propri interessi di classe immediati, della stessa lotta della borghesia per impedire al partito comunista rivoluzionario di influenzare e conquistare in futuro il sindacato operaio per farne la cinghia di trasmissione del partito nella lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato; dunque, 4), tutta l’azione del partito non doveva dipendere dalla parola d’ordine: in difesa della CGIL in quanto sindacato di classe, e perciò contro la sua distruzione (che sarebbe avvenuta, secondo la posizione sbagliata, attraverso la “riunificazione” con CISL e UIL), ma doveva continuare a svolgersi – come già in tutto il periodo dal 1945 in poi – propagandando all’interno della CGIL (che non solo raggruppava la grande massa degli operai, ma intendeva richiamarsi formalmente alla tradizione classista della CGL del periodo precedente al ventennio fascista, per ingannare più efficacemente i proletari) l’indirizzo classista del partito, le posizioni assunte dal Partito Comunista d’Italia e dall’Internazionale Comunista rispetto alla lotta di difesa degli interessi immediati dei proletari, e l’obiettivo di trasformare – se mai fosse stato possibile lottando all’interno della stessa CGIL e in una situazione particolarmente favorevole alla ripresa della lotta classista del proletariato – la CGIL in un sindacato di classe, o di organizzarne uno al di fuori della CGIL se la ripresa della lotta di classe del proletariato si fosse indirizzata materialmente verso questo obiettivo a fronte dell’impossibilità pratica di trasformare la CGIL collaborazionista e tricolore in CGIL “rossa”.

Nel testo del 1969 messo in Appendice al “Chi siamo e cosa vogliamo” si è voluto anche dettagliare dei “capisaldi sulla cui base contrapporre alla direzione controrivoluzionaria della CGIL un fronte di classe all’interno dei sindacati stessi, capace, sotto la spinta dei gruppi comunisti sindacali e di fabbrica, di mobilitare le forze più combattive e radicali del proletariato”. Vengono così rimesse in primo piano le parole d’ordine che hanno distinto fin dall’inizio l’azione del partito in campo sindacale, in genere indirizzate a lottare contro tutte le manifestazioni pratiche della collaborazione di classe, contro il coinvolgimento sotto qualsiasi forma delle delegazioni sindacali negli organi padronali e statali e contro l’imbrigliamento dei proletari anche sul piano della loro scelta del sindacato a cui iscriversi attraverso le deleghe alle direzioni padronali per il versamento del denaro corrispondente, mettendo in mano al padronato e allo Stato anche l’ultimo strumento riguardo l’autonomia dell’organizzazione sindacale operaia.

Il partito, infine, corresse sia la valutazione della CGIL, rimettendosi ai testi classici e fondativi del programma e dell’azione del partito nei diversi ambiti, sia la tattica da attuare in campo sindacale, come dimostrato dal lavoro che tra il 1971 e il 1972 portò alla redazione delle Tesi sulla questione sindacale precedute dalla pubblicazione di una copiosa serie di citazioni dai testi marxisti e della Sinistra comunista d’Italia sotto il titolo Basi storico-programmatiche del comunismo rivoluzionario circa il rapporto tra partito, classe, azione di classe e associazioni economiche operaie, in “il programma comunista” nei nn. 22, 23 e 24 del 1971 e nn. 1 e 2 del 1972; la parte conclusiva di quella ripresentazione dei testi marxisti renativi al rapporto tra il partito di classe e la classe operaia, intitolata: Il partito di fronte alla questione sindacale, è stata pubblicato ne “il programma comunista” n. 3 del 1972. Un lavoro successivo, presentato poi alla Riunione Generale tenuta a Milano il 12-13 febbraio 1972, si occuperà della redazione delle Tesi sulla questione sindacale, pubblicate nel “programma comunista” nn. 10, 11 e 12 del 1972 sotto il titolo: Marxismo e questione sindacale

 

 

27 agosto 2026

 

 

Partito Comunista Internazionale

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