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L’“Internazionale Comunista Rivoluzionaria” : né comunista, né rivoluzionaria!

 

 

Un anno fa, l’«Internazionale Comunista Rivoluzionaria» (ICR) è stata fondata in Italia, presentandosi come il «partito mondiale del comunismo rivoluzionario». Questa fondazione è stata preceduta, nei vari paesi in cui opera, da una campagna pubblicitaria simile a «Sei comunista?». Un leader ha dichiarato durante il discorso di chiusura della conferenza di fondazione dell’ICR: «Siamo un’organizzazione rivoluzionaria, lo siamo sempre stati e lo rimarremo!» (1).

Vedremo che dietro queste dichiarazioni roboanti si nasconde una merce altamente adulterata...

 

ENTRISMO   

 

L’ICR è un’incarnazione della «Tendenza Marxista Internazionale» (TMI), che a sua volta è succeduta alla «Tendenza Militante» (MT), un’organizzazione trotskista con sede in Gran Bretagna che praticava l’«entrismo» all’interno del Partito Laburista britannico. L’entrismo è una tattica sostenuta da Trotsky negli anni Trenta per aumentare rapidamente il numero di attivisti rivoluzionari: comportava l’adesione ai partiti socialisti per reclutare elementi dalle loro ali sinistre, sfruttando metodi che consentivano l’esistenza di tendenze. Dopo la guerra, l’«entrismo» divenne una pratica caratteristica tra i trotskisti, che non esitarono a travestirsi da riformisti socialdemocratici o stalinisti per avere successo in questa manovra.

In effetti, questa pratica è un segno della degenerazione opportunista del movimento trotskista: travestendosi da riformisti, agendo come riformisti, si diventa riformisti, indipendentemente dalle riserve mentali o dalle idee che si possono nutrire. La politica proletaria non si conduce con manovre, finzioni e travestimenti senza principi: i proletari, che devono combattere contro un mondo di menzogne e confusione, hanno soprattutto bisogno di chiarezza. Lo stesso Trotsky spiegò la questione delle manovre in modo impeccabile: «La regola più importante, la regola incrollabile e immutabile da applicare in tutte le manovre: non permetterti mai di fondere, confondere o collegare la tua organizzazione di partito con un’organizzazione altrui, per “amica” che oggi  possa essere. Non permetterti mai di compiere dei passi che, direttamente o indirettamente, apertamente o di nascosto, subordinino il tuo partito ad altri partiti o ad organizzazioni di altre classi, che restringano la tua libertà di agitazione o ti rendano corresponsabile, sia pure parzialmente, della linea politica di altri partiti. Non permetterti mai di confondere le tue insegne con le loro, e a maggior ragione, non c’è bisogno di dirlo, di inginocchiarti dinnanzi alla bandiera altrui. (...) Non era la duttilità che costituì (e che del resto neppure ora deve costituire) il tratto caratteristico fondamentale del bolscevismo, ma la sua fermezza ferrea. E’ precisamente questa qualità che possedeva e che gli rimproveravano nemici ed avversari e di cui a giusto titolo è andato fiero. Non «ottimismo» bonaccione, ma intransigenza, vigilanza rivoluzionaria, lotta per ogni grammo di indipendenza, ecco i suoi [del bolscevismo] tratti essenziali» (2).

Si tratta di una condanna delle manovre «elastiche» che l’Internazionale Comunista stalinizzata imponeva ai partiti comunisti e, in anticipo e ancor più, dell’entrismo... (anche se lo stesso Trotsky lo dimenticò qualche anno dopo). La TMI e la MT furono a tutto tondo campioni dell’entrismo nel Partito laburista britannico e in altri partiti riformisti a livello internazionale (Podemos in Spagna, Syryza in Grecia, La France Insoumise in Francia, Rifondazione comunista in Italia, ecc.), compresi partiti strettamente borghesi, come il PPP (Partito Popolare Pakistano) del clan Buttho in Pakistan. Decenni di radicamento nel Labour Party – uno dei due principali partiti dell’imperialismo britannico insieme al conservatore Tory Party – non potevano non avere conseguenze sugli orientamenti politici di questo gruppo; per esempio, durante la guerra delle Falkland, condotta nell’estate del 1982 dalla Gran Bretagna contro l’Argentina, con l’appoggio del Partito laburista, la MT sostenne l’imperialismo britannico, criticando la presunta negligenza del governo Thatcher: «Utilizzando metodi socialisti, un governo laburista potrebbe sconfiggere rapidamente la dittatura [argentina - ndr]» (3)!

Sul piano teorico e programmatico, la MT affermava così la sua professione di fede democratica: «(...) il Partito Tory avrebbe più diritti in una Gran Bretagna socialista di quanti ne abbia oggi il Partito Laburista (...). Il Partito Tory avrebbe ogni diritto di esistere in una Gran Bretagna socialista»; e dopo aver affermato che «sarebbero i capitalisti e non la classe operaia o i marxisti che hanno sempre cercato di rovesciare i risultati delle elezioni con la violenza a minacciare le loro posizioni», concludeva: «Tuttavia, tutti gli intrighi e le cospirazioni dei capitalisti non possono ottenere nulla sulla base di una coraggiosa politica socialista sostenuta dalla mobilitazione di massa del movimento operaio. Una trasformazione socialista completamente pacifica della società è possibile in Gran Bretagna» (4)!   

Tra un centinaio di altre possibili citazioni marxiste, possiamo accontentarci di una sola, di Lenin, in «Stato e rivoluzione»: «La necessità di educare sistematicamente le masse in questa – e precisamente in questa –  idea della rivoluzione violenta è alla base di tutta la dottrina di Marx e di Engels. Il tradimento della loro dottrina perpetrato dalle tendenze socialsciovinista e kautskiana oggi dominanti si esprime con particolare rilievo nell’oblio di questa propaganda, di questa agitazione da parte dell’una e dell’altra. La sostituzione dello Stato proletario allo Stato borghese non è possibile senza rivoluzione violenta» (5). Propagandando l’idea di una «trasformazione» pacifica (sic! Questa parola è più comprensibile di rivoluzione) della società, la MT ha dimostrato il suo tradimento di tutta la dottrina marxista, la sua natura opportunista, riformista, non rivoluzionaria.

Nel 1994, quando la maggioranza della MT decise di lasciare il Partito Laburista (e di formare il Socialist Party), i superstiti formarono la TMI e continuarono la loro vita all’interno del partito laburista; naturalmente, non cambiarono i loro orientamenti politici. Alan Woods, leader della TMI (e ora della ICR), scrisse: «Una trasformazione pacifica della società sarebbe del tutto possibile se i leader riformisti e sindacali fossero pronti a usare il colossale potere nelle loro mani per cambiare la società (...). Contro i borghesi e i riformisti che cercano sempre di spaventare i lavoratori con lo spettro della violenza e della guerra civile, e contro le sette che non perdono occasione per ostentare il loro entusiasmo per una “rivoluzione sanguinosa”, rendendo così un grande servizio ai borghesi e ai riformisti, insistiamo nel difendere una trasformazione pacifica della società (...). Affermiamo con assoluta chiarezza che siamo a favore di una trasformazione pacifica della società, che siamo pronti a lottare per tale trasformazione» (6).

Naturalmente, egli riconosce che questo non è ciò che Lenin scrisse in «Stato e Rivoluzione»; aveva ragione allora, ma la sua posizione era «concreta e dialettica, non formalista e astratta»; inoltre, in realtà, Lenin e Trotsky volevano una rivoluzione pacifica in Russia! Non ci sono regole fisse; le forme concrete e le tappe della rivoluzione, tanto meno le tattiche specifiche da seguire, non possono essere imparate a memoria come in un libro di ricette rivoluzionarie: «un tale manuale non esiste, e se esistesse, farebbe più male che bene a coloro che lo usassero. Le condizioni della rivoluzione differiscono da un paese all’altro, da un periodo all’altro» (7). Viene da chiedersi perché l’Internazionale Comunista abbia stabilito nel 1920 regole tattiche e condizioni imperative per i suoi partiti – stabilendo tra l’altro che la «lotta di classe (...) tende inevitabilmente a trasformarsi in guerra civile» (8)!

In effetti, il leader della TMI riecheggia la classica argomentazione non solo degli stalinisti con le loro «vie nazionali al socialismo», che permisero loro di liberarsi dagli insegnamenti della Rivoluzione russa, ma anche dell’intero movimento riformista, detto «opportunista» perché abbandonò i principi marxisti per adattarsi alle pressioni borghesi, a partire dal socialista tedesco Bernstein, che, alla fine del XIX secolo, considerava superate le posizioni di Marx ed Engels: secondo lui, era necessario abbandonare le loro posizioni antidemocratiche sulla dittatura del proletariato e sulla presa del potere con la violenza, corrispondenti a un’epoca passata.

Allo stesso modo, Woods sostiene che il termine «dittatura del proletariato», usato da Marx per definire lo Stato di transizione tra capitalismo e socialismo, «ha provocato gravi fraintendimenti (...). Per Marx, il termine dittatura derivava dalla Repubblica Romana, dove indicava una situazione in cui, in tempo di guerra, le regole usuali venivano temporaneamente messe da parte (...). In realtà, la “dittatura del proletariato” di Marx è semplicemente un altro termine per indicare il potere politico della classe operaia o una democrazia operaia» (9). Woods non può rivendicare il «revisionismo» di Bernstein, le cui tesi sono state confutate da tutti i marxisti, né lo stalinismo (si dichiara trotskista), ma la sua organizzazione è pienamente in linea con questa tradizione. È quindi comprensibile che Alan Woods non abbia avuto problemi a diventare un’entusiasta sostenitore della cosiddetta «rivoluzione bolivariana» in Venezuela, e che abbia cercato di svolgere il ruolo di consigliere di Chávez (10).

 

L’«INTERNAZIONALE COMUNISTA RIVOLUZIONARIA»

 

Per decenni, la MT, poi TMI hanno ripetuto le loro critiche ai «settari», incapaci «di comprendere che la massa della classe operaia si muove attraverso le sue tradizionali organizzazioni di massa. (...) Nonostante il fallimento della dirigenza del Partito Laburista, la classe operaia britannica non abbandona le sue organizzazioni come se si cambiasse la camicia. Queste organizzazioni sono state costruite con fatica nel corso di generazioni e non verranno abbandonate dall’oggi al domani. La classe operaia non è stupida e capisce che è molto più facile cambiare un’organizzazione di massa esistente, per quanto burocratizzata, che crearne una nuova. Queste sono le lezioni della storia degli ultimi 100 anni (...). Fondamentalmente, il Partito Laburista è stato creato dai sindacati per rappresentare gli interessi dei lavoratori organizzati in Parlamento. Infatti, nonostante la sua dirigenza e il suo programma riformisti, era l’espressione politica dei sindacati britannici» (11).

Notiamo di sfuggita che Lenin era uno di quei settari; pur difendendo un’adesione temporanea al Partito Laburista, affermava che era falso affermare che questo partito fosse «l’espressione politica del movimento sindacale»: è «un partito interamente borghese, perché, sebbene sia composto di operai, è diretto da reazionari, e, per giunta, dai peggiori reazionari, che operano assolutamente nello spirito della borghesia. Questo partito è un’organizzazione della borghesia, che esiste solo per ingannare metodicamente gli operai» (12). Per la MT e la IMT, al contrario, la classe operaia può trasformare le sue organizzazioni di massa, spingerle a sinistra quando le lotte si intensificano: «Quando la classe operaia entra in movimento, si volgerà inevitabilmente verso le sue organizzazioni tradizionali. Questa è stata l’esperienza storica degli ultimi 200 anni in Gran Bretagna, e anche altrove» (13): questo è ciò che rendeva necessario militare in queste organizzazioni.

La TMI, tuttavia, ha gradualmente deciso di voltare le spalle a questa cosiddetta esperienza storica e di porre fine al suo entrismo, per poi trasformarsi nell’Internazionale Comunista Rivoluzionaria. C’è stato un «cambiamento nella coscienza delle masse», secondo il «Manifesto dell’Internazionale Comunista Rivoluzionaria» (14), che cita come prova un sondaggio d’opinione in Gran Bretagna (!): «Questo cambiamento si esprime più chiaramente nell’orientamento di una parte della gioventù verso le idee comuniste. Questi giovani si considerano comunisti, anche se molti di loro non hanno letto il Manifesto del Partito Comunista e non hanno familiarità con i fondamenti teorici del socialismo scientifico. (...) I migliori elementi della gioventù (...) dicono: “Vogliamo il comunismo, e niente di meno”».

Alcuni hanno parlato di una «svolta a sinistra». Il linguaggio è effettivamente cambiato; mentre la parola «comunista» era un tempo bandita dalla loro stampa, ora è ovunque (sappiamo persino che i comunisti stanno aumentando spontaneamente di numero). Ma cosa significa? Leggiamo nel loro «Manifesto... »: «Noi siamo autentici comunisti – gli eredi dei bolscevico-leninisti, che furono burocraticamente esclusi dal movimento comunista da Stalin. Abbiamo sempre lottato per difendere la bandiera dell’Ottobre 1917 e l’autentico leninismo, e dobbiamo riconquistare il nostro giusto posto all’interno del movimento comunista mondiale. È giunto il momento di un onesto dibattito sul passato, all’interno del movimento comunista (...).»

Per l’ICR, i discendenti dello stalinismo, questi difensori dell’ordine capitalista che si sono dimostrati controrivoluzionari, sono autentici comunisti!!! Collocarsi nello stesso «movimento» di questi partiti è, di fatto, un’ammissione di essere estranei quanto loro all’autentico comunismo. Il cambiamento di vocabolario e l’abbandono (temporaneo?) dell’entrismo non sono accompagnati da un cambiamento negli orientamenti politici che hanno caratterizzato questa tendenza fin da quando esiste; da nessuna parte vi è traccia di una loro messa in discussione. Il «Manifesto... », il «documento fondativo» dell’ICR, non dice nulla su questo argomento. Ciò che colpisce, inoltre, leggendo questo testo, è che non dice nulla sulla loro concezione della rivoluzione – la parola stessa compare solo una volta, di sfuggita!

Questo silenzio non è innocente per un’organizzazione che difendeva l’idea di una rivoluzione pacifica. Il loro «Manifesto... » sottolinea «l’espropriazione dei banchieri e dei capitalisti», ma non spiega se questa espropriazione sia il fattore decisivo per cambiare la società, come sostenevano la MT e la TMI, e se questa espropriazione possa essere il risultato di una vittoria elettorale, come anch’essi sostenevano. Non chiarire questo punto decisivo è un modo ipocrita di confermare la prospettiva interamente riformista che è sempre stata loro, nonostante la loro nuova terminologia «comunista». L’ICR afferma di «tornare a Lenin», ma lo fa solo per meglio disprezzare tutti i suoi insegnamenti!

In realtà, come abbiamo dimostrato con alcuni esempi, questa gente non è né comunista né rivoluzionaria; non lo è mai stata, né lo sarà mai!

 


 

(1) https://communism.ie/the-revolutionary-communist-international-has-arrived/

(2) Cfr. L. Trotsky, «La Terza Internazionale dopo Lenin» (1928), Schwarz editore 196957, Parte prima, Progetto di programma dell’Internazionale Comunista. Critica delle tesi fondamentali, pp. 159-160.

(3) Cfr. Militant International Review, giugno 1982. http://www.socialismtoday.org/108/falklands.html

(4) Cfr. «What We Stand For», opuscolo di Militant 1981, p. 25.

(5) Cfr. Lenin, «Stato e Rivoluzione», Editori Riuniti, 1981, cap. 1, 4, p. 79. https://www.marxists.org/english/lenin/works/1917/08/er1.htm#c1.4

(6) Vedi Alan Woods, «Marxism and the State» (2008). Enfasi aggiunta. Spiega diffusamente che una rivoluzione pacifica di questo tipo iniziò in Francia nel 1968, ma fu tradita dagli stalinisti che si rifiutarono di prendere il potere... https://marxist.com/marxism-and-the-state-part-one.htm

(7) Ibid.

(8) Vedi «Secondo Congresso dell’Internazionale Comunista, 1920. Risoluzione sul ruolo del Partito Comunista nella Rivoluzione Proletaria. Punto 5». https://www.marxists.org/english/inter_com/1920/IC2.pdf. In effetti, tutte le risoluzioni dei primi Congressi dell’Internazionale si opponevano alle posizioni della TMI.

(9) Cfr. Alan Woods, «Il ruolo dello Stato e la socialdemocrazia» (luglio 2017). Enfasi nel testo. https://marxist.com/role-state-and-social-democracy.htm. Marx stesso scrisse: «Ciò che io ho fatto di nuovo è stato: 1) dimostrare che l’esistenza delle classi è legata puramente a determinate fasi storiche di sviluppo della produzione; 2) che la lotta delle classi conduce necessariamente alla dittatura del proletariato; 3) che questa dittatura medesima non costituisce se non il passaggio all’abolizione di tutte le classi e a una società senza classi». Cfr. «Lettera a J. Weydemeyer», 5 marzo1852, in Marx-Engels, Carteggio 1852-1855, Opere complete, XXXIX, Editori riuniti, Roma 1972, p. 537.  

(10) Cfr. Alan Woods, «Dove sta andando la rivoluzione venezuelana? Un contributo alla discussione sulla proprietà e i compiti della rivoluzione» (ottobre 2010). https://marxist.com/where-is-the-venezuelan-revolution-going.htm

(11) Cfr. «Il settarismo non è in vista per la sinistra britannica», maggio 2007. https://communist.red/sectarianism-british-left-socialism-local-elections-campaign-new-workers-party-workers-movement

(12) Cfr. Lenin, «Discorso sull’adesione al Partito Laburista Britannico», pronunciato il 6/8/1920 al secondo congresso dell’Internazionale Comunista, Opere, vol. 31, pp. 244-245. https://www.marxists.org/francais/lenin/works/1920/08/vil19200806.htm

(13) Cfr. «Il settarismo», cit.

(14) Cfr. https://communisme.ch/fr/international-fr/manifeste-de-linternationale-communiste-revolutionnaire/

 

4 giugno 2025

 

 

Partito Comunista Internazionale

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