|
|
Prises
de position - |
Francia
Morte di un attivista neonazista
La deviazione antifascista contro la lotta di classe
La morte di Quentin Deranque, giovane attivista fondamentalista cattolico e membro fondatore di un gruppo neonazista (gli Allobroges Bourgoin), deceduto il 12 febbraio a Lione in seguito a un alterco a margine di una conferenza di Rima Hassan, parlamentare franco-palestinese di La France Insoumise (LFI), ha innescato un’ondata di propaganda contro LFI, l’«ultrasinistra», l’«estrema sinistra» e persino la sinistra in generale, tutti accusati di essere responsabili di questo «linciaggio».
I media hanno ripetuto senza mezzi termini il racconto degli amici dell’attivista, secondo cui sarebbe stato vittima di un’imboscata da parte degli «antifa», quando in realtà le registrazioni video mostrano che è stato il gruppo a cui apparteneva a tendere una trappola agli attivisti presenti alla conferenza.
Si tratta di una pratica comune a Lione, dove proliferano violenti gruppi di estrema destra, responsabili di numerosi attacchi in città (più di un centinaio in 15 anni secondo Rue89, senza contare l’omicidio razzista del giovane Ismaïl Aali, avvenuto il 6 gennaio nel sud della città, ignorato dai media). La «Giovane Guardia Antifascista», diversi membri della quale sono stati accusati dell’omicidio di Deranque, è uno dei gruppi formatisi in reazione allo scontro fisico con i teppisti di estrema destra. Mirava a rompere con le classiche pratiche antifasciste minoritarie: «Proponiamo un altro modo di operare e concepire la lotta, ispirandoci alle esperienze antifasciste popolari basate sulla lotta di classe, come i TPPS (Toujours Prêts Pour Servir - Sempre Pronti a Servire), le Giovani Guardie Socialiste/Comuniste in Francia, o le esperienze dei Comitati di Resistenza nei quartieri in Turchia, Grecia o Messico» (1). Sebbene classificato come «estrema sinistra» dalla polizia a causa delle sue azioni a volte violente, politicamente si è allineato fin dalla sua nascita all’antifascismo democratico (2); questo spiega la sua alleanza con LFI, che ha permesso al suo portavoce Raphaël Arnault di diventare membro del parlamento. È stato sciolto nel giugno 2025, insieme al gruppo neonazista «Lyon Populaire», i cui membri, ora membri di «Audace Lyon», rivendicano apertamente l’appartenenza anche di Deranque.
L’attuale campagna elettorale ha chiari obiettivi politici ed elettorali: screditare e indebolire La France Insoumise, che è attualmente il principale partito di sinistra e, in quanto tale, un serio contendente alle elezioni presidenziali contro il Rassemblement National (RN) di Le Pen, a causa del profondo discredito dei partiti tradizionali di sinistra e di destra. Il governo, la destra e l’estrema destra, rendendo Deranque un vero e proprio martire, si sono uniti in una virulenta condanna di LFI, mentre all’interno del Partito Socialista, l’ex presidente François Hollande ha preso l’iniziativa di opporsi a qualsiasi alleanza elettorale con gli amici di Mélenchon. Approfittando di questo clima, il Rassemblement National ha chiesto la formazione di un «fronte comune» contro LFI, un «movimento politico che ha ormai completamente abbandonato la Repubblica», in vista delle prossime elezioni comunali, legislative e presidenziali, sfruttando così a proprio vantaggio la tattica del «fronte repubblicano» (un’alleanza elettorale di fatto tra partiti di sinistra e di destra contro il Rassemblement National) che gli aveva negato la vittoria alle ultime elezioni legislative.
Ma la campagna ha anche obiettivi politici più ampi: condannare l’uso della violenza da parte di gruppi o partiti almeno potenzialmente sovversivi in un momento di crescente tensione sociale. «Nella Repubblica, nessuna violenza è legittima», ha dichiarato Macron il 21 febbraio in merito alla morte dell’attivista neonazista, prefigurando ulteriori misure repressive; «Solo le forze repubblicane possono agire perché proteggono l’ordine repubblicano. Non c’è posto per le milizie, da qualunque parte provengano».
Lo Stato, spiegava Engels, si riduce in ultima analisi a un distaccamento di uomini armati, garanti del mantenimento, con la forza, attraverso la violenza potenziale o palese, dell’ordine borghese (che si definisca «repubblicano» o in altro modo). Lo Stato esercita il suo monopolio della violenza contro coloro che sfidano quest’ordine, anche marginalmente, come vediamo regolarmente durante le manifestazioni o gli scioperi, o come abbiamo visto con maggiore intensità durante il movimento dei Gilets Gialli. Finge di essere imparziale e di codificare il suo uso della violenza, ma l’esperienza, anche la più recente, dimostra che, anche sotto il regime più democratico, non esita mai a infrangere le proprie leggi o ad affidarsi a milizie di estrema destra o a gruppi paramilitari: basti ricordare il famigerato SAC (Service d’Action Civique) degli anni ’70...
LE REAZIONI: SOCIALPACIFISMO, LEGALISMO E ANTIFASCISMO
LFI ha reagito a questa campagna frenetica, che mette a repentaglio la sua strategia politica, condannando immediatamente gli eventi di Lione, rifiutando qualsiasi uso della violenza e ribadendo che le urne sono l’unico mezzo legittimo di azione (3) ; e ha aderito, come tutti gli altri gruppi parlamentari (ad eccezione dei centristi di LIOT), alla proposta di Eric Ciotti (presidente dell’UDR, gruppo alleato del RN) di un minuto di silenzio in parlamento in omaggio a Quentin Duranque! Ma questa professione di fede pacifista e legalistica, condivisa con diversi gradi di chiarezza dai gruppi di «estrema sinistra», non ha fermato la campagna in corso...
Se consideriamo brevemente le reazioni dei gruppi trotskisti, vediamo che il PT (Partito dei Lavoratori, ex Partito Democratico Indipendente dei Lavoratori, una scissione del POI pienamente impegnata in LFI) sta, come sempre, offrendo una versione caricaturale della sua adesione a posizioni opportuniste; possiamo leggere nella sua dichiarazione del 18 febbraio: «Dopo gli eventi di Lione, più che mai, dobbiamo difendere la democrazia politica»: «Finché può organizzarsi liberamente ed esprimere liberamente il suo obiettivo – aiutare la classe operaia a riorganizzare la società prendendo il potere per socializzare i mezzi di produzione – il partito dei lavoratori non ha bisogno di ricorrere alla violenza. In una democrazia, nulla può giustificare il fatto che il confronto tra posizioni politiche, per quanto opposte possano essere, possa portare alla morte di una persona, qualunque sia il suo impegno».
Una vera e propria copia carbone della posizione del Partito Comunista Francese (PCF), che «denuncia la violenza come arma politica» così come «gli eccessi di certi gruppi che si proclamano antifascisti quando essi stessi impiegano i metodi che l’estrema destra sviluppa da decenni (...)»:«La lotta contro l’estrema destra progredirà attraverso l’azione di massa dei lavoratori e delle forze democratiche, attraverso la lotta sociale e politica nei luoghi di lavoro e nei quartieri, attraverso il rafforzamento dei sindacati e dei partiti che combattono la sua agenda razzista e xenofoba, e attraverso le urne» («Morte di Quentin Deranque: di fronte alla violenza, organizzare il dibattito e l’azione democratici», comunicato stampa del 19 febbraio). Lutte Ouvrière (LO), da parte sua, ha dichiarato sentenziosamente il 18 febbraio che «le battaglie campali tra teppisti non sono i metodi del movimento operaio»: la lotta contro l’estrema destra «può raggiungere il successo solo attraverso la lotta di classe e la lotta sociale». Questo socialpacifismo è completato da un antifascismo che si traduce in proposte di fronte unito con partiti e organizzazioni riformisti e collaborazionisti. Il gruppo NPA-Anticapitaliste scrive che «non ci sono scorciatoie per combattere il fascismo. Per contrastarlo, abbiamo bisogno di unità – e non solo nelle elezioni – tra le forze sindacali e politiche impegnate nella trasformazione sociale. Più che mai, abbiamo bisogno di costruire un fronte di massa unito in grado di respingere i fascisti alle urne, ma soprattutto nelle strade, nei quartieri e nei luoghi di lavoro» (comunicato stampa del 17 febbraio). E il 20 febbraio : «L’intero movimento operaio, l’intera sinistra militante, l’intero movimento per l’uguaglianza e l’emancipazione devono unirsi contro la fascistizzazione in corso. Rafforzare la solidarietà a tutti i livelli e costruire un fronte antifascista veramente unito è urgente e vitale».
Quanto a Révolution Permanente, considerata più radicale delle sue consorelle, si rivolge «alle organizzazioni del movimento operaio, della sinistra e del movimento sociale» per «stare uniti contro ciò che sta accadendo» (comizio elettorale del 16 febbraio a Saint-Denis). Queste deplorevoli dichiarazioni hanno il merito di svelare la vera natura della consueta retorica contro i «riformisti» di queste organizzazioni: una cortina fumogena che nasconde la loro intrinseca sottomissione alle forze della collaborazione di classe!
LA DEVIAZIONE ANTIFASCISTA
Le organizzazioni neonaziste rappresentano indubbiamente una minaccia contro cui è legittimo organizzarsi e lottare, a prescindere da ciò che possano dire coloro che ritengono che ciò non faccia parte dei metodi del movimento operaio. Ma dare priorità alla lotta antifascista è una deviazione dalla lotta contro il capitalismo e lo Stato borghese, qualunque sia il regime politico.
Il vero pericolo contro cui è necessario invocare la lotta oggi non è il fascismo, ma la democrazia borghese. È la democrazia, con il suo sistema elettorale, i suoi partiti e le sue organizzazioni di destra e di sinistra, che distoglie il proletariato dalla lotta aperta contro il capitalismo, conducendolo su sentieri senza uscita; è la democrazia, con i suoi media, le sue scuole, le sue chiese, che lo stordisce e lo getta nella passività. È la democrazia, con i suoi giudici, le sue leggi e la sua polizia, che lo reprime, prima di cedere, se necessario, a una dittatura aperta che lo schiaccerà. Affermare che il pericolo attuale è il fascismo e invocare un fronte unico con organizzazioni che sabotano continuamente le lotte operaie per scongiurare questo pericolo e difendere lo status quo significa contribuire alla paralisi del proletariato. La vittoria del Nuovo Fronte Popolare alle ultime elezioni legislative ha dimostrato ancora una volta che le elezioni non possono essere utilizzate per bloccare gli attacchi borghesi, il crescente autoritarismo, la messa in discussione delle concessioni passate o le restrizioni alla libertà di azione e di organizzazione. In realtà, non c’è altra via possibile se non lo sviluppo di una lotta di classe indipendente, che implica la rottura con tutte le forze che propugnano la collaborazione con la classe nemica o con una sua frazione.
Solo lungo questa strada sarà possibile per il proletariato resistere agli attacchi con qualche possibilità di successo, prima di avere la forza di lanciare, sotto la guida del suo partito di classe, l’assalto rivoluzionario al capitalismo e allo Stato borghese.
(1) Il TPPS (Partito Socialista Operaio Parigino) era il braccio armato del Partito Socialista (SFIO) nella regione di Parigi durante gli anni ’30. La Giovane Guardia adottò il suo logo, ereditato dal Partito Socialdemocratico Tedesco, che rimase l’emblema ufficiale della SFIO fino agli anni ’70: le tre frecce, simbolo della lotta contro i nazisti, il Partito Comunista e i Conservatori.
(2) «Riconosciamo che esiste una frangia delle classi dominanti, spesso democratiche, che afferma di lottare contro il fascismo (…). Queste organizzazioni politiche, che professano apertamente la loro opposizione ai regimi fascisti, sono consapevoli dei pericoli autoritari che comportano, ma sono scollegate dagli interessi della classe operaia. Non prendono in considerazione alcuna messa in discussione delle élite e non offrono alcuna critica alle politiche razziste perseguite dallo Stato francese. Pertanto, queste organizzazioni non rappresentano una soluzione praticabile. Tuttavia, possiamo occasionalmente collaborare con loro su alcune campagne, pur rimanendo pienamente consapevoli dei loro limiti. (…) Dobbiamo cercare l’unione di tutte le organizzazioni rivoluzionarie o democratiche, comuniste e anarchiche, ma anche delle organizzazioni di massa che difendono gli interessi dei lavoratori, come i sindacati, le organizzazioni comunitarie, antirazziste, femministe e LGBTQI+...» ; https://rebellyon.info/Presentation-de-la-Jeune-Garde-Lyon-18837#foru
(3) Possiamo fare riferimento ad esempio alle dichiarazioni di Mélenchon del 17/02/2026 in cui cita l’esempio del Cile di Pinochet per sostenere la sua opposizione all’uso della violenza.
22 febbraio 2026
Partito Comunista Internazionale
Il comunista - le prolétaire - el proletario - proletarian - programme communiste - el programa comunista - Communist Program
www.pcint.org