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Archivio del giornale «il programma comunista»

organo politico del partito dal 1952 fino al 1983

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Il sindacato rosso (spartaco)

Organo mensile dell'Ufficio Sindacale Centrale del Partito Comunista Internazionale

 

Anni 1968 - 1969

 

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Introduzione

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Nello “Spartaco” del giugno 1968 (pagine 3 e 4 del “programma comunista” n. 11, 16-30 giugno 1968) si annuncia con queste parole l’uscita del “Sindacato Rosso”:

«Con il prossimo mese di luglio la testata di questo foglio Spartaco sarà integrata dalla gloriosa testata Il Sindacato Rosso (Spartaco), che nel 1921 fu l’organo sindacale del Partito Comunista d’Italia. Le ragioni di questa decisione del partito consistono nel mettere in tutta evidenza, anche tipografica, l’obiettivo storico immediato che proponiamo alla classe operaia, cioè la trasformazione degli attuali sindacati organizzati nella CGIL in organizzazioni di battaglia rivoluzionaria, in sindacati rossi, direttamente influenzati dal partito politico di classe, dal nostro partito.

«Lo Spartaco ha mirabilmente contribuito a diffondere nella classe proletaria il programma comunista. Nell’arco di anni e anni ci siamo prodigati per ristabilire i cardini fondamentali della lotta rivoluzionaria di classe in seno alle organizzazioni economiche operaie, per dare un indirizzo politico di combattimento, senza pretese immediatiste di spostare le masse dal terreno del pacifismo sociale, in cui sono tenute inchiodate dal tradimento dei partiti opportunisti e dalle centrali sindacali della CGIL, a quello della lotta diretta, contro il capitalismo, lo Stato, i nemici coperti e scoperti del comunismo. Ci siamo sforzati di indicare alle masse la strada che esse devono percorrere per portare a compimento la loro emancipazione reale dalla schiavitù del lavoro salariato. Abbiamo rievocato le grandi battaglie del recente passato per confermare la inderogabile necessità della guida del partito comunista sulle lotte immediate degli operai. Il bilancio di Spartaco è decisamente positivo: esso ha gettato le fondamenta programmatiche senza cui non può esistere né operare un’avanguardia rivoluzionaria cosciente.

«Il Sindacato Rosso (Spartaco), uscirà separatamente da Il Programma Comunista, e sarà diffuso tra gli operai entro e fuori delle fabbriche, come organo di mobilitazione degli operai rivoluzionari iscritti o meno ai sindacati. Non è l’organo di un nuovo sindacato come i nostri nemici vorrebbero far credere, perché i comunisti non hanno mai postulato la creazione di sindacati di partito. Al contrario, esso è l’organo della vera unità sindacale di classe in quanto la unificazione reale del proletariato, diviso in categorie, settori e qualifiche secondo gli interessi dell’economia capitalistica, è in principio già realizzata nel partito politico della classe operaia nel quale le differenziazioni economiche ed anche sociali cessano di esistere. Per questo “Sindacato Rosso” è la voce del partito di classe, è la volontà dei proletari comunisti tra le masse proletarie, nei sindacati operai; è l’organo di raccordamento tra il partito e le masse organizzate sindacalmente.

«Le lotte operaie di questi ultimi mesi in Francia, Inghilterra, Germania, Italia, confermano l’indifferibile bisogno per il proletariato della guida del partito, del suo programma e del suo indirizzo politico. In questa direzione opera la nostra stampa. I proletari rivoluzionari hanno così il loro organo di battaglia di classe. Devono stringersi ad esso come alla loro bandiera di rivoluzione comunista».

In verità, da quanto scritto si deduce, per logica, che al precedente foglio Spartaco (pagina di impostazione programmatica e di battaglia dei militanti del partito, iscritti alla CGIL) si riconosceva sì il compito di “gettare le fondamenta programmatiche senza cui non può esistere né operare un’avanguardia rivoluzionaria cosciente”, ma non quello di essere, nello stesso tempo, punto di riferimento attuale sul terreno immediato delle lotte operaie (che, d’altra parte, era indicato nella stessa descrizione di “Spartaco”) per indirizzarle sul terreno di classe, in opposizione all’impostazione e alla pratica collaborazioniste dei sindacati tricolori, e della CGIL in particolare. E’ come se fosse terminata una “fase” – quella di gettare “le fondamenta programmatiche per la costituzione di un’avanguardia rivoluzionaria cosciente” – e iniziasse la “fase” dell’organizzazione delle masse, da parte di questa “avanguardia rivoluzionaria cosciente”, nel sindacato rosso, nel sindacato di classe. Ma se l’avanguardia rivoluzionaria cosciente è il partito di classe, e lo “Spartaco”, prima, e il “Sindacato Rosso”, poi,  non erano organi di un nuovo sindacato, ma la voce del partito di classe nei sindacati operai esistenti, cioè nei sindacati tricolori, collaborazionisti, che cosa si aspettava il partito da questo cambio di testata perché non fosse soltanto un’evidenza tipografica?

La valutazione della situazione generale e del sindacato CGIL fatta dal partito all’epoca, ma in questo annuncio non esplicitata, in ogni caso deducibile dai diversi articoli che uscivano nell’ultimo anno, e che emergerà più chiaramente tra il 1969 e il 1971, poggiava sulla combinazione di alcuni errori che si riveleranno molto gravi tanto da provocare nel partito una crisi che sfociò in una importante scissione (definita “crisi fiorentina” perché l’epicentro delle posizioni sbagliate, non solo sul terreno sindacale, ma anche sulla questione del partito, era nella sezione di Firenze). Avendo ben presente la previsione che il partito fece nel 1955, di una crisi non solo economica generale del capitalismo ma anche una crisi sociale e, quindi, potenzialmente rivoluzionaria, che sarebbe scoppiata nel 1975 – e che gli stessi organi economici della borghesia dovettero ammettere tra il 1973 (la crisi petrolifera) e il 1975 –, e  assistendo al montare delle lotte operaie nei diversi paesi d’Europa, spesso vigorosamente in contrasto con le dirigenze sindacali collaborazioniste, in un periodo oltretutto in cui anche gli strati piccoloborghesi, impauriti da un futuro rovinoso che la crisi incipiente lasciava facilmente presagire – che le manifestazioni studentesche iniziate nel 1964 negli Usa e seguite poi in Europa nel 1968 rappresentavano bene –, nel partito salì una sorta di ansia “interventista” che spinse molti compagni, in specie nelle fabbriche e nella scuola dove erano presenti, ad intensificare l’attività di intervento come se una determinata “accelerazione” di questo tipo di attività fosse la tattica necessaria per recuperare un supposto “ritardo” del partito nel conquistare un’influenza determinante nelle masse proletarie, e grazie alla quale si potessero “bruciare le tappe” della ripresa della lotta di classe ed arrivare all’appuntamento con la crisi mondiale del 1975 con le masse sufficientemente “preparate” e con un partito “compatto e potente” in grado di essere la loro guida rivoluzionaria.  

Il sindacato rosso”, nel suo n. 1, Luglio 1968, pubblica un articolo, intitolato “La lotta continua”, che riprendiamo più avanti, in cui spiega la ragione per la quale la pagina di impostazione programmatica e di battaglia dei militanti del partito, iscritti alla CGIL, diventa ora “Organo mensile dell’Ufficio Sindacale Centrale del Partito Comunista Internazionale”. In un periodo in cui le lotte operaie non solo in Italia, ma anche in Francia e in Germania, incrociatesi con i movimenti studenteschi delle scuole superiori e delle università, ponevano oggettivamente con più forza il problema di un loro orientamento di classe e, nello stesso tempo, rendevano più pressante la ferma critica delle posizioni opportuniste, antipartito e antisindacali, movimentiste o “guerrigliere” che fossero, che venivano diffuse da molti gruppi extraparlamentari tra le masse proletarie spinte a lottare contro gli effetti della crisi economica che i capitalisti rovesciavano su di loro abbattendo i salari, licenziando, peggiorando in generale le condizioni di lavoro; in un periodo in cui i grandi sindacati ufficiali, facendo fatica a controllare tutte le spinte di lotta proletarie, stringevano ancor più i legami con lo Stato e con le associazioni padronali per far passare accordi e riforme utili a facilitare la “ripresa economica” e la difesa dei profitti, dando in pasto agli operai qualche briciola che serviva essenzialmente per acutizzare ancor più la già estesa concorrenza tra proletari, frammentando e isolando le lotte da settore a settore, da azienda ad azienda; in un periodo in cui il famoso “boom economico” del dopoguerra, che avrebbe dovuto portare un generale benessere a tutti gli strati proletari, si era spento lasciando il posto ad una crisi economica che, in realtà, anticipava crisi economiche ancor più gravi – come la crisi verificatasi nel 1975 – e che metteva in movimento non solo le masse proletarie ma anche tutti gli strati della piccola borghesia che, attraverso i movimenti studenteschi, avanzavano sulla scena sociale le loro aspirazioni reazionarie e antistoriche e le loro illusioni democratico-popolari; in un periodo come questo, il partito sentiva il dovere di allargare e intensificare il proprio intervento tra i proletari, pur con le mai nascoste modestissime forze, con un’azione coordinata e centralizzata, in particolare nel sindacato CGIL, lanciando non soltanto le rivendicazioni di classe che da sempre costituivano il caratteristico antagonismo della lotta operaia contro i capitalisti, ma dando alla battaglia politica contro il collaborazionismo tra le classi, che costituiva il fondamento della politica della CGIL – sindacato tricolore fin dalla sua ricostituzione nel 1944 –, il grande obiettivo storico della ricostituzione del sindacato rosso, del sindacato di classe, cioè di un sindacato operaio con le caratteristiche che aveva, ad esempio, fino agli anni Venti del secolo scorso, la precedente CGL, Confederazione Generale del Lavoro. Quest’ultima, in quanto organizzazione operaia di classe, fu distrutta dalla classe dominante borghese per mezzo del fascismo e, sempre dalla classe dominante borghese, questa volta democratica, fu sostituita con la CGIL che ne prese le sembianze ma con un contenuto completamente opposto: l’antagonismo di classe che oppone oggettivamente la classe proletaria alla classe capitalistica venne sostituito dalla collaborazione tra la classe operaia e la classe borghese. Distrutto il sindacato rosso, la nuova CGIL nasce come sindacato tricolore, assumendo di fatto – anche se non formalmente, e in veste democratica – il contenuto specifico del corporativismo fascista, appunto il collaborazionismo tra operai e padroni, tra proletari e Stato borghese.

La testata “Il sindacato rosso” era, nello stesso tempo, come in precedenza lo “Spartaco”, la voce dei militanti del partito che agivano all’interno del sindacato CGIL e l’organo di riferimento per tutti i proletari che venivano toccati e coinvolti dalla propaganda e dall’azione dei compagni sul terreno delle lotte immediate. Ma si era posto un obiettivo molto più ambizioso: riprendendo lo stesso nome che aveva la testata sindacale del Partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale Comunista, dal 1921 al 1925, appunto “Il Sindacato Rosso”, questo organo di stampa intendeva porre, appunto il sindacato rosso, come obiettivo della lotta proletaria nella via della lotta per la conquista del potere politico, dunque, di fatto, come sindacato rivoluzionario. In linea di principio non era sbagliato porsi questo obiettivo storico; obiettivo che la consapevolezza politica di un partito, che si era battuto strenuamente, fin dalle primissime avvisaglie, contro la degenerazione del movimento comunista e dell’Internazionale Comunista ed aveva lavorato per la restaurazione della dottrina marxista stravolta completamente dallo stalinismo, valutava necessariamente come un obiettivo arduo e lontano soprattutto per la situazione di estremo indietreggiamento dal punto di vista della lotta di classe da parte del proletariato non solo italiano, ma mondiale.

Tra i due periodi storici c’era una differenza non secondaria: nel periodo storico di riferimento, cioè il primo dopoguerra e gli anni in cui si costituì il Partito Comunista d’Italia, la classe operaia si era posta realmente sul terreno dello scontro di classe con la borghesia dominante; essa poggiava il proprio movimento su tradizioni di classe esistenti da decenni, su un lungo allenamento nella lotta di classe e su organizzazioni sindacali effettivamente di classe, con impostazioni e programmi di classe e che erano costituite esclusivamente da proletari anche se dirette da opportunisti, nelle quali i militanti comunisti avevano per statuto la possibilità di fare la propria attività e propaganda politica attraverso le quali ottenevano anche una importante influenza. In quel periodo storico, non solo la classe operaia italiana, ma la classe operaia europea e del mondo guardava, e ne era influenzata positivamente, alla Rivoluzione d’Ottobre vittoriosa in Russia e alla Internazionale Comunista da poco costituita come reale guida rivoluzionaria del proletariato mondiale; un perido in cui la rivoluzione proletaria era all’ordine del giorno in Germania, in Polonia, in Ungheria, in Italia e si affacciava in tutta la sua terribile attualità in Francia e in Inghilterra. La classi borghesi del mondo tremavano e con loro tremavano tutte le forze dell’opportunismo, e con ragione, perché il proletariato, non solo nell’arretrata Russia, dove sotto la guida del glorioso partito bolscevico aveva conquistato il potere politico abbattendo nel giro di pochi mesi sia lo zarismo che la borghesia, ma in Europa, e soprattutto in Germania, dimostrava un’eccezionale vitalità rivoluzionaria che, se fosse stata guidata da partiti comunisti maturi e capaci come quello bolscevico, avrebbe davvero dato uno slancio formidabile alla rivoluzione proletaria internazionale che nella Russia bolscevica aveva il suo primo bastione vittorioso. All’epoca, per fermare la marea rossa, per fermare il proletariato rivoluzionario, non bastò attaccare militarmente la dittatura proletaria in Russia (che comunque sul piano militare vinse); per la borghesia ci volle molto e molto di più: ci volle l’opera persistente dell’opportunismo che divise, deviò e isolò costantemente i proletariati in ogni paese, rendendo molto difficile la concentrazione delle lotte proletarie e la costituzione dei partiti comunisti sulle basi dell’Internazionale Comunista e, nello stesso tempo, ci volle una forza nuova che aprisse la strada alla reazione borghese extrastatale che, in Italia, comunque appoggiata dalle forze dello Stato, si presentò come fascismo, prima nella versione squadristica antiproletaria, poi come come forza di governo e di aperta dittatura borghese. Esempio, questo, seguito, in forme molto più organizzate, successivamente in Germania. Ne seguì un drammatico isolamento del potere proletario in una Russia arretrata economicamente e distrutta dalla guerra, al quale non venne in soccorso il movimento rivoluzionario del proletariato europeo d’Occidente, esso stesso sconfitto in casa propria dalle sempre presenti forze opportuniste; esso fu condannato in realtà alla sconfitta, nonostante la grande volontà rivoluzionaria espressa da Lenin e da Trotsky di resistere al potere per venti se non per cinquant’anni, in attesa del risveglio del proletariato occidentale.   

Il periodo del secondo dopoguerra non faceva che confermare la sconfitta mondiale della rivoluzione proletaria e del movimento comunista internazionale: per opera dello stalinismo furono ricostituite le organizzazioni sindacali distrutte dal fascismo e dal nazismo ma sulle basi collaborazioniste che da questi ereditavano. Il proletariato, prostrato internazionalmente dalla sconfitta subita negli anni Venti e illuso che dalla partecipazione alla seconda guerra imperialista sul versante “antifascista” e “democratico” avrebbe ottenuto da subito libertà, pace, benessere e, in seguito, il “socialismo”, si lasciava irreggimentare nel sostegno allo Stato democratico, nella ricostruzione postbellica e nella ripresa dell’economia nazionale; la lotta rivoluzionaria per il socialismo divenne la “via pacifica e nazionale al socialismo” e la democrazia, con il suo metodo del negoziato e del confronto, attenuando formalmente gli antagonismi sociali attraverso la collaborazione tra le classi, diventò il perno di tutta la vita politica, sociale, economica e individuale. Decenni di corruzione democratica, di collaborazionismo praticato a tutti i livelli, di lotte frammentate, di aziendalismo e di concorrenza fra proletari alimentata in tutti i campi e a tutti i livelli (tra settore e settore, reparto e reparto, tra pubblico e privato, tra giovani e anziani, tra uomini e donne, tra autoctoni e immigrati, tra specializzati e non, tra istruiti e non ecc. ecc.), non si potevano certo cancellare, e non si cancellano, né con la sola propaganda dei princìpi, né aumentando da parte del partito volontaristicamente l’attività di intervento, né costruendo organismi “di classe” dentro o al di fuori dei sindacati ufficiali congenitamente tricolori: non esistono espedienti che possano far maturare più velocemente le condizioni favorevoli alla ripresa della lotta di classe e, quindi, alla ricostituzione dei sindacati di classe. Ciò non toglie che il partito aveva ed ha il dovere di continuare la sua battaglia politica contro tutte le forme di opportunismo e di collaborazionismo interclassista, dentro e fuori dei sindacati ufficiali, e di indicare la prospettiva nella quale le lotte operaie devono e dovranno indirizzarsi perché i proletari, in rottura con le pratiche e i metodi della collaborazione con la borghesia e il suo Stato, si riallaccino alla storica tradizione classista, primo passo perché dalle lotte operaie sul terreno immediato rinascano le organizzazioni classiste; ma il partito non è né un fondatore di sindacati né può suscitare la lotta di classe. Sul terreno immediato è la spinta materiale delle condizioni di vita e di lavoro che muove i proletari alla lotta; sono i proletari stessi che, lottando, imparano a lottare, ad organizzarsi in modo più efficace, a far tesoro delle esperienze e delle sconfitte. Il Manifesto di Marx-Engels afferma che una delle cause principali della sconfitta della lotta operaia sta nella concorrenza tra proletari, concorrenza che ovviamente i borghesi fomentano in tutti i modi, e che il risultato più importante delle lotte operaie è la solidarietà di classe instaurata nella lotta; ecco i caratteri fondamentali che deve avere il sindacato di classe: lotta contro la concorrenza tra proletari, quindi anche per unificare le lotte ed estenderle il più possibile, e attività di solidarietà di classe tra proletari, siano o meno in lotta, organizzati o meno. Ciò valeva nel 1848, nel 1917, nel 1948, nel 1968, vale ancor oggi e varrà domani.

Il quadro politico-sociale che si era formato negli anni Sessanta era stato caratterizzato da una manovra tentata dai tre più importanti sindacati ufficiali esistenti, CGIL, CISL, UIL, ossia la loro riunificazione. E parliamo di riunificazione perché era esattamente di questo che si trattava in quel tempo, poiché le forze politiche che espressero questi tre sindacati – ossia quelle che costituivano il Comitato di Liberazione Nazionale:  PCI, PSI, DC, PR e PSDI – avevano fondato la CGL nel 1944 e poi, nel 1949, sulla pressione della concorrenza tra fazioni distinte della borghesia dominante, si scissero dando appunto i natali alle tre organizzazioni sindacali diverse. Resta però il fatto che non solo la CISL e la UIL, sindacati nati su iniziativa del padronato e delle forze politiche che ne esprimevano direttamente gli interessi, ma anche la CGIL, erano nate come sindacati tricolori e tali sono rimasti anche dopo la scissione, e lo sono tuttora. Questa riunificazione, secondo i dirigenti dei tre sindacati, avrebbe creato un sindacato “nuovo” che avrebbe avuto più forza per combattere in modo “unitario” l’accresciuto sfruttamento delle masse operaie e che, rendendosi “autonomo” dai partiti, dal padronato e dallo Stato (!!!), si sarebbe liberato dalle “influenze” che nel passato avevano “impedito” ai sindacati di agire efficacemente “in difesa degli interessi operai”. Non c’è dubbio che queste motivazioni fossero un’ennesima presa in giro dei proletari, ma servivano non solo per recuperare tra le masse proletarie una credibilità e un’influenza che stavano nel tempo deteriorandosi, ma anche per mascherare la reale funzione collaborazionista di sindacati tricolori quali erano e per confondere ulteriormente le masse proletarie circa una “nuova” organizzazione sindacale che nuova non era per niente e che in realtà, pur parlando di “unità”, si attrezzava per dividere e frammentare ancor più le lotte operaie, aumentando progressivamente la concorrenza tra proletari.

Ma contro questa manovra il partito prese all’inizio una posizione confusa e, in seguito, del tutto sbagliata. Non chiarì che questa “riunificazione” non cambiava il fatto che tutti e tre i sindacati erano sempre sindacati tricolori che si distribuivano compiti differenti verso i diversi strati di proletari organizzati, ma allo scopo di mantenerli succubi della stessa politica collaborazionista. Affermò, invece, che in questa riunificazione vedeva la CGIL – considerata erroneamente come sindacato “rosso” – mettersi in mano ai sindacati bianco (cattolico) e giallo (socialdemocratico), nonostante fosse il sindacato con molti più iscritti degli altri due, cosa che le avrebbe fatto perdere la caratteristica di sindacato “rosso”. Perciò, la lotta contro questa unificazione doveva servire per “salvare” la CGIL (sostenuta dal PCI) dall’abbraccio “corporativo” con CISL (DC) e UIL (PSI e repubblicani), cosa che, sempre secondo questa valutazione, l’avrebbe fatta diventare in pratica una componente di un nuovo sindacato unitario “fascista”...; doveva servire, quindi, per indirizzarla non verso la riunificazione coi sindacati padronali ma verso l’unificazione delle lotte e la generalizzazione delle rivendicazioni operaie. Sul piano sindacale si riversava, in pratica, la stessa illusione che nei primi del Novecento, e soprattutto dopo la prima guerra imperialista, i massimalisti alimentavano diffondendo l’idea che il partito riformista potesse trasformarsi in partito comunista rivoluzionario grazie ad una lotta ideale e culturale contro il riformismo con la quale si voleva “vestire” la lotta fisica e violenta, di strada, che il proletariato conduceva contro le forze dell’ordine borghese. Il problema reale che si poneva era una lotta, dentro e fuori dei sindacati tricolori, contro il collaborazionismo, dunque contro la concorrenza tra proletari, contro la frammentazione delle lotte, contro il loro isolamento, da portare avanti con mezzi e metodi di classe; in prima istanza l’obiettivo non poteva essere quello di disarcionare i vertici della CGIL, quanto quello di sollecitare i proletari a riprendersi in mano la lotta con mezzi e metodi di classe: se questo fosse avvenuto e se questo risultato non si fosse limitato soltanto a qualche episodio locale, allora la CGIL avrebbe subito uno scossone importante e si sarebbe verificata con ogni probabilità una rottura interna dalla quale poteva uscire la necessità materiale della costituzione di un sindacato di classe il cui sviluppo sarebbe dipeso soprattutto dallo sviluppo stesso della lotta di classe e anche, certamente, dall’apporto che i militanti rivoluzionari potevano dare con il loro intervento.

Nell’articolo che abbiamo richiamato sopra, “La lotta continua”, pubblicato nel primo numero de “il sindacato rosso (spartaco)”, luglio 1968, si descrive una prospettiva, certamente lontana, che va sicuramente nella direzione giusta della lotta rivoluzionaria, ma la cui declamazione non doveva poggiare su una valutazione errata della CGIL (definita invece come una organizzazione di classe), nella quale, in realtà, si trattava comunque di portare avanti la nostra battaglia secondo le possibilità reali di agire all’interno di essa. Nell’articolo è scritto quanto segue:

«Come è indicato nella testata, Spartaco non ha cessato le sue pubblicazioni. Continua ne Il Sindacato Rosso la tradizione che ci è stato possibile esprimere e impiantare nella classe operaia, quella tradizione di lotte che ha fatto della Sinistra Comunista la continuatrice, unica e sola, degli insegnamenti del comunismo rivoluzionario.

«Il Sindacato Rosso è un obiettivo di lotta proletaria, è un traguardo nella via della lotta per la conquista del potere politico che i recenti e non del tutto sopiti moti operai di Francia hanno confermato essere indefferibile. Senza una direzione comunista dei sindacati operai è utopistico pensare alle battaglie per l’abbattimento del regime capitalistico. Così è utopia pericolosa ritenere inutili o dannosi i sindacati di classe, come postulano i mille gruppetti cosiddetti di sinistra.

«La battaglia per raggiungere questo risultato è aspra. Noi la conduciamo dal giorno in cui è apparsa la nostra stampa. I frutti di questo tremendo e tenace lavoro tra le masse disorientate e deviate non sono ancora maturi. Ma non mancheranno nella misura in cui non si defletterà dai principi su cui si basa questa lotta storica e mondiale. Solo l’immediatismo piccolo-borghese può ritenere infecondo questo nostro sforzo perché non ha prodotto quella fioritura di proseliti che l’operaismo attivista si ripropone sempre di cogliere ogni volta che, sotto molteplici etichette, crede di aver trovato la formula buona, la “nuova” ricetta. Non esistono ricette, formule magiche, modelli precostruiti su cui ricalcare l’azione per la guida della classe operaia, da applicare con vari esorcismi al reale svolgimento della lotta di classe. Questi ingredienti sono il corredo di bande più o meno inconscie che si affidano al gesto clamoroso, alla frase rovente, ad atteggiamenti iconoclasti per spostare l’asse su cui poggiano i rapporti sociali. Tutti questi negatori dell’organizzazione di classe, il sindacato unitario e unico, e del partito politico di classe, sono votati ad alimentare tra le file proletarie il rigetto della preparazione rivoluzionaria che i grandi partiti opportunisti, i partiti comunisti nazionali e socialdemocratici, hanno per decenni combattuta freneticamente in aperta unione con le classi privilegiate. Lo spettro della rivoluzione ha tolto il sonno ai traditori e ai padroni, ai leccapiedi e ai declassati.

«I veri comunisti come non si abbattono per i mancati successi immediati, così non si fanno fuorviare dai facili e fasulli entusiasmi degli ammazzasette, dei contestatori, dei guerriglieri dei licei e delle università. Restano nelle organizzazioni di classe degli operai, anche se i bonzi li cacciano con provvedimenti amministrativi, per scavare la trincea della lotta rivoluzionaria di classe in cui avviare i lavoratori coscienti, per indicare a tutto il proletariato i termini della battaglia che riporti i sindacati alla loro storica  funzione di palestre della rivoluzione, che faccia dei sindacati delle fucine di odio di classe contro il capitalismo, per la formazione di una avanguardia agguerrita dal programma del partito comunista internazionale.

«Così Il Sindacato Rosso continua la battaglia iniziata da Spartaco e chiama alla riscossa proletaria tutti i reparti dell’armata operaia mondiale».

In questo articolo, affermando che i comunisti “restano nelle organizzazioni di classe degli operai anche se i bonzi li cacciano con provvedimenti amministrativi”, si sottintende che i sindacati come la CGIL in Italia, e la CGT in Francia – in cui sono iscritti i militanti del partito e nei quali portano avanti la battaglia contro l’opportunismo e il collaborazionismo e propagandano le linee di classe e rivoluzionarie su cui il proletariato dovrà indirizzarsi al fine di emanciparsi dalla schiavitù salariale – sono considerati non sindacati tricolori, ma “rossi”, “di classe” (come lo erano i sindacati degli anni Venti del secolo scorso), ai quali mancava soltanto la “direzione classista”, la direzione rivoluzionaria per la quale i militanti del partito dovevano battersi come si battevano per la formazione di un’avanguardia di lavoratori coscienti che doveva prendere in mano la direzione delle lotte e, quindi, dei sindacati. Il fatto che i sindacati operai, dal secondo dopoguerra in poi, erano nati tricolori, per il partito non era motivo perché i propri militanti non si iscrivessero (finché l’iscrizione non fosse sottoposta all’obbligo di sostenere posizioni dichiaratamente antioperaie) e per non condurre la nostra battaglia di classe al loro interno, allo scopo di diffondere le posizioni di classe nelle lotte immediate, le posizioni che sono sempre state proprie della corrente della Sinistra comunista; ma il fatto di condurre questa battaglia da parte nostra all’interno della CGIL e della CGT non dava a questi sindacati la patente “di classe”, tanto più dopo vent’anni di pratiche opportunistiche e collaborazioniste in cui i proletari erano stati abituati, e dopo quarant’anni in cui i proletari erano stati completamente irretiti dalla politica democratica e “antifascista” dei partiti comunisti stalinizzati. Una specie di larvata impazienza “rivoluzionaria” aveva cominciato a diffondersi nel partito, soprattutto in presenza di scioperi proletari di grande portata che le conseguenze delle crisi economiche capitalistiche avevano fatto esplodere – come gli scioperi dei metallurgici in Italia e Germania, dei minatori in Belgio, Francia e Spagna nei primi anni Sessanta, per arrivare ai grandi scioperi del maggio 1968 in Francia. Sulla pressione obiettiva dei problemi reali che le lotte operaie, sfuggendo al ferreo controllo delle centrali sindacali ufficiali, ponevano dal punto di vista sia organizzativo che politico, era compito del partito dare delle risposte coerenti con la prospettiva rivoluzionaria che lo distingueva ed era normale che approfittasse del fermento che agitava tutti gli strati sociali, proletari innanzitutto, per inserirsi negli spiragli che la stessa situazione oggettiva apriva, cercando di radicare, là dove agivano le sue sezioni, posizioni di classe intorno alle quali organizzare i proletari più combattivi e più sensibli alle prospettive di classe e rivoluzionarie. Ma la valutazione sbagliata della CGIL e, quindi, della situazione in cui il partito si muoveva, lo portò poco a poco fuori strada. Lo sviluppo di posizioni errate nel partito non fu per nulla lineare; subì al contrario un andamento contraddittorio: l’organo sindacale (il sindacato rosso) prese la strada sbagliata senza troppi tentennamenti, mentre il giornale di partito (il programma comunista) era molto più prudente e iniziò ad esprimere una effettiva condivisione con le posizioni sostenute nel foglio sindacale solo dopo due anni, nell’aprile del 1970 quando pubblicò un “Appello per la difesa della CGIL dalla sua distruzione”.

Dal primo numero, luglio 1968, de “il sindacato rosso”, si legge questa manchette: «Per il sindacato di classe! Per l'unità proletaria contro l'unificazione corporativa con CISL-UIL! Per unificare e generalizzare le rivendicazioni e le lotte operaie, contro il riformismo e l'articolazione! Per l'emancipazione dei lavoratori dal capitalismo! Sorgano gli organi del partito, i gruppi comunisti di fabbrica e sindacali, per la guida rivoluzionaria delle masse proletarie!». Manchette che dal n. 7, gennaio 1969, viene modificata in questo modo: «Per il sindacato di classe! Per una C.G.I.L  ROSSA! Per l'unità proletaria contro la riunificazione corporativa con CISL-UIL! Per unificare e generalizzare le rivendicazioni e le lotte operaie, contro il riformismo e l'articolazione! Per l'emancipazione del lavoro dal capitalismo! Sorgano nei sindacati e nelle fabbriche i gruppi comunisti per la guida rivoluzionaria delle masse proletarie!». Come dire che ci si batteva perché la CGIL rimanesse “rossa”, cosa che si poteva ottenere, sempre secondo questa valutazione, impedendo la sua riunificazione con CISL e UIL.

Il partito basava, e basa, la sua impostazione anche in campo sindacale, sulle Tesi caratteristiche del 1951 che, al punto 6  della Parte I, affermano: «Mentre [il partito] considera il sindacato operaio insufficiente da solo alla rivoluzione, lo considera però organo indispensabile per la mobilitazione della classe sul piano politico e rivoluzionario, attuata con la presenza e la penetrazione del partito comunista nelle organizzazioni economiche di classe. Nelle difficili fasi che presenta il formarsi delle associazioni economiche, si considerano come quelle che si prestano all’opera del partito le associazioni che comprendono solo proletari e a cui gli stessi aderiscono spontaneamente ma senza l’obbligo di professare date opinioni politiche religiose e sociali. Tale carattere si perde nelle organizzazioni confessionali e coatte o divenute parte integrante dell’apparato di Stato». Per il partito era evidente, indiscutibilmente, che il sindacato CGIL era fin dalla nascita un’organizzazione tricolore, come d’altra parte la CISL e la UIL nate dalla scissione sindacale del 1949, chiarezza che il partito perse, purtroppo, verso la fine degli anni Sessanta. Proprio in merito alla scissione sindacale del 1949, nel “filo del tempo” intitolato “Le scissioni sindacali in Italia” (“battaglia comunista”, n. 21 del 1949), dopo aver chiarito che «I sindacati fascisti comparvero come una delle tante etichette sindacali, tricolore contro quelle rosse gialle e bianche, ma il mondo capitalistico era ormai mondo del monopolio, e si svolsero nel sindacato di stato, nel sindacato forzato, che inquadra i lavoratori nell’impalcatura del regime dominante e distrugge in fatto e in diritto ogni altra organizzazione. Questo gran fatto nuovo dell’epoca contemporanea non era reversibile, esso è la chiave dello svolgimento sindacale in tutti i grandi paesi capitalistici. Le parlamentari Inghilterra e America sono monosindacali e i sindacati nelle loro gerarchie servono i governi quanto in Russia», e ribadito che la vittoria delle Democrazie sul Fascismo, quindi, “non è stata una reversione del fascismo”, si passa all’analisi succinta della vicenda italiana, affermando quanto segue: «Le successive scissioni della Confederazione Generale Italiana del Lavoro col distaccarsi dei democristiani e poi dei repubblicani e socialisti di destra, anche in quanto conducono oggi al formarsi di diverse confederazioni, e anche se la costituzione ammette la libertà di organizzazione sindacale, non interromperanno il procedere sociale dell’asservimento del sindacato allo stato borghese, e non sono che una fase della lotta capitalista per togliere ai movimenti rivoluzionari di classe futuri la solida base di un inquadramento sindacale operaio veramente autonomo. Gli effetti, in un paese vinto e privo di autonomia statale posseduta dalla locale borghesia, delle influenze dei grandi complessi statali esteri che si punzecchiano su queste terre di nessuno, non possono mascherare il fatto che anche la Confederazione che rimane coi socialcomunisti di Nenni e Togliatti [cioè la CGIL, NdR] non si basa su di una autonomia di classe. Non è una organizzazione rossa, è anche essa una organizzazione tricolore cucita sul modello Mussolini». Qui si ribadisce una valutazione del sindacato nell’epoca dell’imperialismo vittorioso, sia sotto le spoglie del fascismo che sotto le spoglie della democrazia, che ha valore teorico: l’asservimento del sindacato operaio allo Stato borghese, e quindi la tendenza alla sua integrazione completa nello Stato borghese, è una tendenza irreversibile. Da ciò non si deduce che non vi sarà mai più la possibilità da parte proletaria di riorganizzarsi sul terreno immediato in associazioni economiche autonome, dipendendo ciò solo dalla forza della ripresa della lotta operaia di classe e non certo dal semplice “diritto” costituzionale di libera organizzazione sindacale. Si prende atto non solo della sconfitta del movimento comunista internazionale e del movimento operaio in tutti i paesi e, soprattutto, nei paesi imperialisti, ma del fatto che i comunisti internazionalisti – dunque i militanti del partito – per intervenire nelle lotte operaie che comunque, ad un certo punto di pressione padronale e statale, esplodono, devono fare i conti con i sindacati tricolori che organizzano la gran parte dei proletari. Perciò il partito – come scritto al punto 11 della Parte IV delle sue Tesi caratteristiche del 1951 –  «non rinuncia volontariamente a lavorarvi dentro, distinguendosi nettamente da tutti gli altri raggruppamenti politici. Il partito, mentre riconosce che oggi può fare solo in modo sporadico opera di lavoro sindacale, e mai vi rinunzia, e dal momento che il concreto rapporto numerico tra i suoi membri, i simpatizzanti, e gli organizzati in un dato corpo sindacale risulti apprezzabile e tale organismo sia tale da non avere esclusa l’ultima possibilità virtuale e statutaria di attività autonoma classista, il partito esplicherà la penetrazione e tenterà la conquista della direzione di esso», ben sapendo che è suo compito, proprio nei periodi sfavorevoli e di passività della classe proletaria, non solo quello di intervenire nel sindacato operaio nei limiti ricordati in precedenza, ma anche «di prevedere le forme e incoraggiare la apparizione delle organizzazioni a fine economico per la lotta immediata, che nell’avvenire potranno assumere anche aspetti del tutto nuovi, dopo i tipi ben noti di lega di mestiere, sindacato d’industria, consiglio d’azienda e così via. Il partito incoraggia sempre le forme d’organizzazione che facilitano il contatto e la comune azione tra lavoratori di varie località e di varia specialità professionale, respingendo le forme chiuse» (punto 7, ibidem).

La valutazione errata della CGIL come sindacato “di classe” non impedirà al partito di difendere le posizioni di classe sul terreno della lotta operaia immediata che sempre aveva difeso e di propagandare le rivendicazioni classiste che tendono ad unificare le lotte operaie e a combattere la loro frammentazione (i sindacati ufficiali la chiamavano “articolazione delle lotte”); ma era inevitabile che da quella valutazione sbagliata discendessero indicazioni e posizioni sbagliate che non si limitarono allo stretto “campo sindacale”.

Più si avvicinava il momento della dichiarata riunificazione sindacale e più nel partito montava l’ansia di “recuperare” un supposto ritardo nell’ottenere un’influenza determinante nelle file proletarie al fine di impedire quella riunificazione. D’altra parte, nelle file operaie era diffuso il disgusto verso la CISL e la UIL che si erano distinte in moltissime occasioni per spezzare gli scioperi, per controbilanciare l’azione di sciopero degli organizzati CGIL con accordi e pastette con le dirigenze aziendali e con il padronato. Quindi la lotta contro la riunificazione della CGIL con CISL e UIL trovava anche nei proletari della CGIL un certo sostegno, come nelle assemblee precongressuali del 1969 emergeva chiaramente; ma questo non toglieva il fatto che era del tutto sbagliato considerare la CGIL quel che in realtà non era.

Era evidente che le modestissime forze su cui il partito all’epoca poteva contare non sarebbero mai state in grado da sole, e in pochissimi anni, di raggiungere quell’obiettivo; perciò, una volta stabilito che la riunificazione sindacale avrebbe ucciso la CGIL “rossa”, trasformandola in un sindacato “fascista”, i militanti del partito furono lanciati in un’attività frenetica di intevento, all’interno della CGIL e in tutte le realtà in cui potevano intervenire, fino a lanciare, nell’aprile del 1970, un appello per la costituzione di “Comitati di difesa del sindacato di classe”, aperti a tutti i lavoratori e nel tentativo, appunto, di organizzare la lotta proletaria contro la riunificazione sindacale. Era naturale, per il partito, che queste indicazioni non riguardassero soltanto l’Italia, dove peraltro si concentrava il grosso della sua attività a carattere sindacale vista la presenza di propri militanti in diverse fabbriche e località. La CGT francese, equiparabile come struttura sindacale alla CGIL italiana, anche per i legami tradizionali con il partito comunista ufficiale, era stata considerata anch’essa un “sindacato di classe” in cui intervenire con la stessa impostazione data per la CGIL, sebbene non fosse all’ordine del giorno la sua unificazione con altri sindacati come, ad esempio, la CFDT. In ogni caso, anche per l’attività in Francia, il partito uscì con un foglio sindacale che doveva avere la stessa funzione del “sindacato rosso” italiano, in un primo tempo uscito, nel giugno 1969 come ciclostilato, col titolo “Pour un Syndicat de classe” e, successivamente, a stampa col titolo “Syndicat rouge”.

Segue ora il sommario de “Il sindacato rosso (spartaco)” dal luglio 1968 al novembre 1969.


Il sindacato rosso (spartaco) 1968, 1969


 

Anno : 1968

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 1, Luglio 1968   -  pdf  - Top

• «Coesistenza pacifica»

• La lotta continua

• L'"Articolazione" uccide la lotta di clase

• Le "squadre comandate" organi di crumiraggio legale

• La beffa della "settimana corta"

• Rivoluzionari da operetta

• Lotta alla Chatillon

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 2, Agosto 1968   -  pdf  - Top

• La classe a fette

• La verità di classe detta dal nemico di classe

• Lenin contro il P.C.I.

• Le tappe del tradimento

• Dalla Francia

• La situazione dell'industria tessile e le lotte operaie

• Splende viva la teoria marxista

• I pastori salariati vera classe sfruttata

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 3, Settembre 1968   -  pdf  - Top

• Menzogne borghesi e verità marxiste sulle lotte economiche proletarie. Menzogne borghesi - Verità marxiste - Per il Sindacato rosso. Per il Partito Comunista

• Aggredire il capitalismo e l'opportunismo

• Storia e teoria dei rapporti tra le forme economiche e quelle politiche dell'organizzazione della classe lavoratrice (1)

• Aziende e stato paghino il salario pieno ai disoccupati!

• Contro l'articolazione e l'aziendalismo statale e privato

• Lavoratori delle navi traghetto!

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 4, Ottobre 1968   -  pdf  - Top

• Oltre l'articolazione per unificare gli scopi e generalizzare le lotte operaie. Ineluttabile necessità dell'azione generale proletaria

• L'indirizzo del partito agli operai in lotta

• Le infami direttive sindacali

• A Pisa le lotte separate soffocano la difesa operaia

• Storia e teoria dei rapporti tra le forme economiche e quelle politiche del'organizzazione della classe lavoratrice (2)

• Azione dei gruppi comunisti. Ivrea - Messina - Mestre

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 5, Novembre 1968   -  pdf  - Top

• Aziende di stato aziende del capitale

• Il cottimo spreme l'operaio

• Origine e prospettive dello sciopero generale

• Attività dei gruppi comunisti. Lucca. Gli eroici operai del marmo - Parma. Crepi la "Salamini" e tutto ciò che è capitale - Forlí. Lotta degli operai tessil-chimici della Orsi Mangelli - P. Marghera. Novembre

• Difendere l'interesse nazionale è tradire il proletariato

• Storia e teoria dei rapporti tra le forme economiche e quelle politiche dell'organizzazione della classe lavoratrice (Fine)

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 6, Dicembre 1968   -  pdf  - Top

• L'eccidio di Avola riconferma la soluzione rivoluzionaria: distruzione dello Stato capitalista - Dittatura proletaria. Per l'armamento di classe

• Per l'organizzazione rivoluzionaria dei proletari

• Abolizione del lavoro salariato

• Il manifesto del partito

• Attività dei gruppi comunisti. Vicentino. Le parole dei comunisti alla Lane Rossi - Versilia. I bonzi tradiscono la lotta dei cavatori - Forlí. Burrascosa assemblea alla Bartolleti - Veneto. Acute battaglie operaie.

• Contro le deleghe ai padroni

 

Anno : 1969

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 7, Gennaio 1969   -  pdf  - Top

• Più "progresso" più miseria sociale

• Contro il capitale il terrore di classe

• Guerra ai bonzi

• Attività dei gruppi comunisti. Piovene - Cortona - Francia - Forlí - Catania

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 8, Febbraio 1969   -  pdf  - Top

• Conquistare i sindacati operai alla lotta comunista.

    - La riposta dei proletari espulsi dalla C.G.I.L.

    - Nel solco della tradizione

• Non dalla legge ma dalla forza, la liberazione dai padroni

• Attività dei gruppi comunisti. Milano - Reggio Calabria - Sardegna - Viareggio - Cortona - Catania Valdagno - Impegno generale

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 9, Marzo 1969   -  pdf  - Top

• Dedicato alle carogne

• Si profila l'epicentro della lotta internazionale. Francia - Inghilterra, Germania

• La tracotanza dei padroni, favorita dalla codardia dei sindacati

• Attività dei gruppi comunisti. Milano. Pirelli, Bicocca - R. Calabria - Firenze - Francia - Veneto - Cortona

• Comunicato

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 10, Aprile 1969   -  pdf  - Top

• Appello per il potenziamento e l'estensione delle lotte rivendicative e per la rinascita del sindacato di classe

• Si concentra il capitale, si concentri la forza operaia

• Battipaglia, una lezione di classe

• Attività dei gruppi comunisti. Firenze - Savona - Ivrea

• Contro la cultura

• L'internazionale comunista e i sindacati

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 11, Maggio 1969   -  pdf  - Top

• All'assenza di un indirizzo di classe della C.G.I.L. il Partito indica alle masse il suo programma comunista. L'agonia della C.G.I.L.

• Basi per la rinascita del sindacato operaio. Per la direzione comunista del Sindacato

• L'internazionale comunista e i sindacati

• Laburismo antioperaio

• Il disfattismo dei bonzi FIOM

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 12, Giugno 1969   -  pdf  - Top

• Il proletariato rivoluzionario contro il riformismo e la unificazione con i sindacati padronali. La posizione del partito in vista del rinnuovo del contratto di lavoro. La frantumazione economica della classe operaia - La demagogica e falsa rivendicazione della "democrazia dal basso" e del "referendum" - Struttura e direzione unitaria del sindacato di classe - I fondamentali obiettivi immediati delle lotte operaie - Il feticcio del contratto di lavoro - L'azione diretta e generale è l'unico strumento efficace - Quali interessi rappresenta il riformismo controrivoluzionario della C.G.I.L. - Che cosa significa la parola d'ordine comunista: "per il sindacato rosso" - L'azione dei comunisti rivoluzionari nella C.G.I.L.

• Le tragiche tappe del riformismo controrivoluzionario della C.G.I.L.

• L'aspra battaglia dei comunisti nei precongressi della C.G.I.L. Esempi di lotta comunista in fabbrica e nei sindacati - Ivrea. Gruppo comunista delle officine Olivetti - Viareggio. Lavoratori della FILCAMS e della FIOM - Veneto, Liguria Toscana. Sindacato Scuola. CGIL. FIOM

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 13, Luglio 1969   -  pdf  - Top

• Torino - Classe contro bonzi e padroni

• Per la rinascita dei gruppi comunisti

• Che cosa devono rivendicare gli operai metalmeccanici

• C.I.S.L. Congresso padronale

• Attività dei gruppi comunisti. S. Donà di Piave. Congresso C.G.I.L. - Genova - Belluno -Catania - Viareggio

• Gesta delle bonzerie internazionali. Jugoslavia - Inghilterra

• Possenti lotte nelle campagne

•  Riunione di partito

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 14, Agosto 1969   -  pdf  - Top

• Mobilitazione generale della classe operaia contro i padroni, il regime del capitale, i traditori.

    - Alla lotta senza compromessi.

    - Ad Est come ad Ovest

• Lotte rivendicative e potere politico

• Disfattismo di falsi sinistri

• Quella fogna del P.S.I.U.P.

• Prodezze dei bonzi. San Donà di Piave - Liguria

• Insegnanti comunisti

•  La previsione marxista della catastrofe economica capitalistica si sta avverando

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 15, Settembre 1969   -  pdf  - Top

• Il magnifico slancio proletario impone la lotta generale a oltranza.Operai! Compagni! La lotta generale vi tempra, terrorizza i padroni, scoraggia i traditori. Il comunismo vi unisce, vi guida, vi rende invincibili. Distruggere non riformare.

• Lotte del proletariato internazionale. Francia. Sciopero spontanto dei ferrovieri e sabotaggio dei bonzi - Germania. Ruhr, Settembre

• I pusillanimi: Fiat, Pirelli, Governo

• La carogna si difende

• Attività dei gruppi comunisti. La politica sindacale ufficiale verso une sonora sconfitta. Ivrea - La mossa "forte" del padrone smaschera l'inettitudine delle dirigenze sindacali. Milano - Gli operai rifiutino la beffa delle lotte articolate. Viareggio

• L'impotenza dei bonzi

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 16, Ottobre 1969   -  pdf  - Top

• Le richieste operaie si impongono con la forza della lotta, non si contrattano.

    - Gli operai per lo sciopero generale contro il sabotaggio dei bonzi.  Il gruppo comunista guida cosciente all'Olivetti - L'istinto di classe alla Fiat-Mirafiori

    - La direzione comunista sui sindacati di classe

• Polizia "Sindacale"

• Le rivendicazioni non si toccano

• Attività dei gruppi comunisti. Il tradimento della C.I. alla "Faesite". Belluno - Catania - Genova - Reggio Calabria - Basta con promesse e chiacchiere. Savona

• Lotte proletarie in Europa. Francia - Germania - Jugoslavia - Inghilterra

• Per l'unità di classe. Napoli - Torre Annunziata

 

Il sindacato rosso (spartaco) No 17, Novembre 1969   -  pdf  - Top

• Tenaci avanguardie proletarie lottano contro il connubio bonzi - partiti traditori - stato.

    - Limpida battaglia contro il riformismo. Come si realizza la vera unità sindacale - L'insostituibile funzione del partito

    - Sciopero generale o dimostrazione popolare?

• L'opportunismo spiana la strada al fascismo

• Chi sono gli scissionisti

• Attività dei gruppi comunisti. Napoli - Genova - Campania

• Il veleno della discordia

• Verso la firma dei contrati

•  Quella lurida CISNAL

• Attività del partito

 

 

Partito comunista internazionale

www.pcint.org

 

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